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Una terza ondata in Georgia? PDF Stampa E-mail
Epidemiologia
Scritto da Gianfranco Bangone   
Giovedì 01 Aprile 2010 09:27

Dal 5 di febbraio i CDC di Atlanta non hanno più convocato la consueta conferenza stampa settimanale sull’influenza pandemica. I dati delle manifestazioni simil influenzali (ILI) erano molto al di sotto della soglia di sorveglianza e tutto lasciava credere che la seconda ondata epidemica si fosse ormai conclusa. Restava un’attività «locale» in soli tre stati: Georgia, Alabama e Mississippi, insomma niente di particolare. Poi improvvisamente il 29 marzo, questo lunedì, i CDC riconvocano l’incontro con i media: in Georgia c’è una coda tardiva di influenza che desta qualche preoccupazione, ma non viene diffuso nessun dato. Che succede?

I giornalisti subissano di domande Anne Schuchat ma ottengono risposte generiche: «assistiamo - dice l’infettivologa -  a un numero di ricoveri che consideriamo anomalo», ma niente più. I ricoverati sarebbero in gran parte adulti affetti da malattie croniche, nessuno di loro risulta vaccinato per H1N1v nonostante le loro condizioni di salute consigliassero fortemente l’immunizzazione. Il «pattern» di diffusione è diverso da quelli conosciuti, ma le manifestazioni cliniche sono le stesse di quelle che si sono registrate in passato. La Schuchat si limita a consigliare di non abbassare la guardia sulle vaccinazioni e non si hanno dati più precisi neanche da Regina Benjamin, il Surgeon General della Georgia, che partecipa alla conferenza stampa. L’agenzia, si dice a conclusione dell’incontro, ha promosso un’indagine e i dati verranno diffusi prima possibile. I CDC hanno una certa tradizione di sobrietà, insomma tendono alla cautela, ma stavolta c’è qualcosa di strano che forse non sono in grado di spiegare. Qualche giorno dopo il Dipartimento della salute della Georgia pubblica i dati relativi ai ricoveri per influenza e qui le cose diventano immediatamente chiare (vedi grafico sotto).

 

A sinistra le percentuali di diagnosi di ILI rispetto al totale delle visite e a destra il numero medio di ricoveri per settimana.


Il picco epidemico dovuto a H1N1v si presenta agli inizi di settembre e da quel momento in poi i dati dei ricoveri tendono a diminuire, con un leggero «rigonfiamento» immediatamente dopo le festività natalizie. Tra gennaio e febbraio i ricoveri sono altalenanti ma a metà febbraio iniziano a risalire, sino a raggiungere addirittura lo stesso valore registrato durante il picco epidemico agli inizi di settembre. A cosa si deve questa violenta ripresa di attività del virus? Alla domanda non c’è risposta, almeno sin quando i CDC non concluderanno la loro indagine. Il virus in circolazione è sempre H1N1v e non sono state segnalate mutazioni importanti che giustifichino il nuovo fenomeno. Al momento l’unica spiegazione possibile sembrerebbe la bassa copertura vaccinale di questo stato. La Georgia ha avuto il suo picco, come molti stati del sud, quando ancora il vaccino non era disponibile e questo può aver comportato una minore pressione a immunizzarsi quando le manifestazioni simil-influenzali si sono drasticamente ridotte. La spiegazione avrebbe un senso in considerazione del fatto che buona parte della popolazione dello stato è in una condizione di «suscettibilità» nei confronti del virus, ma non si hanno dati su cosa abbia costituito l’innesco di questo fenomeno, anche perché non si dispone di dati scorporati. Secondo resoconti giornalistici il problema sarebbe particolarmente acuto nel Distretto 4, una zona periferica di Atlanta, ma i dati generali del Dipartimento della salute non segnalano nulla di particolare rispetto alle ILI, che almeno per quello che riguarda il valore generale restano al di sotto della soglia epidemica. Ma si tratta di uno stato con diverse particolarità: ad esempio un 30% di popolazione nera con vistose sacche di povertà, infatti se si prende in considerazione il Prodotto interno lordo pro capite la Georgia è al 37mo posto fra gli stati dell’Unione. Precarie condizioni igieniche nei distretti meno abbienti e un sistema sanitario con molti problemi possono aver costituito l’elemento ambientale che ha scatenato questa nuova ondata di ricoveri. Il quadro è complesso e al momento l’unica ipotesi possibile è che il virus abbia trovato qualche favorevole occasione per tornare a diffondersi. Un comunicato del Dipartimento della salute non esclude che si possa trattare di una terza ondata (dicono semplicemente che «non siamo certi al 100% che sia l’inizio di una terza fase»), ma sarà bene aspettare i dati dell’inchiesta degli specialisti dei CDC per trarre conclusioni finali.

 


 

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 01 Aprile 2010 15:16
 

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Domenica, 05. Settembre 2010

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