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Una pandemia light. Forse PDF Stampa E-mail
Epidemiologia
Scritto da Anna Meldolesi   
Venerdì 11 Dicembre 2009 16:53

Prima la buona notizia: la pandemia del 2009 potrebbe passare alla storia come la più leggera mai documentata, secondo i dati riportati in uno studio pubblicato l’8 dicembre su Plos Medicine. Poi la notizia cattiva: il 10 dicembre i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) hanno annunciato che nel giro di un mese il numero delle vittime americane è più che raddoppiato, portando il totale a 9.820. Queste due notizie di segno opposto, provenienti entrambe da fonti autorevoli e diffuse ad appena due giorni di distanza l’una dall’altra, confermano quanto sia difficile inquadrare la situazione attuale e consigliano prudenza a chi vorrebbe trarre bilanci mentre la pandemia è ancora in corso. Cominciamo con Plos Medicine. I ricercatori guidati da Marc Lipsitch, della Harvard School of Public Health, hanno analizzato la prima ondata (da aprile a metà luglio) a Milwaukee e New York. Per stimare il tasso di mortalità (CFR, case-fatality rate) tra i pazienti sintomatici sono ricorsi a due approcci. Con il primo hanno trovato che lo 0,048% dei malati ha un esito infausto (1 su 2.000), lo 0,239% finisce in terapia intensiva (1 su 400) e l’1,44% viene ospedalizzato (1 su 70). Nel secondo modo le stime si sono abbassate rispettivamente a 0,007 per i decessi,  0,028% per i ricoveri in terapia intensiva e 0,16% per le ospedalizzazioni. Su queste basi lo studio conclude che: «Una aspettativa ragionevole per l’ondata pandemica di autunno-inverno è che il bilancio delle vittime sia inferiore o uguale a quello tipico di un’influenza stagionale, anche se forse con molti più decessi tra le persone più giovani».
In Italia qualcuno ha voluto strumentalizzare i dati come una dimostrazione della teoria della bufala: il Giornale, in particolare, ha titolato in prima pagina «Come previsto la A è un’influenza di serie B». Inutile dire che gli autori dello studio non sarebbero d’accordo, visto che lo stesso Lipstich ha dichiarato che «questa è una malattia seria» e ha invitato a vaccinarsi. Per non parlare del fatto che questo studio ha dei limiti, riconosciuti dagli autori in primis: i calcoli infatti si basano su una serie di assunzioni e il bilancio potrebbe cambiare molto se il virus diventasse più aggressivo oppure si diffondesse la resistenza al Tamiflu (il cluster vietnamita descritto sul NEJM è una seria ammonizione al riguardo). Ovviamente i conti veri sono quelli che si faranno alla fine, non adesso, visto che non sappiamo neppure se e quando arriveranno i prossimi picchi. Comunque è degno di nota che secondo quanto riportato dal Washington Post,  Lipsitch si sarebbe lasciato andare a una previsione per la fine dell’inverno, con un bilancio finale che «probabilmente potrebbe cadere fra i 10.000 e i 15.000 morti». Chissà se due giorni dopo si è morso la lingua, quando ha letto che le stime ufficiali americane sfioravano già quota 10.000. Dopo aver analizzato i dati del periodo che va dal 18 ottobre al 14 novembre, infatti, i Cdc hanno stimato 47 milioni di casi di influenza, di cui 9.820 fatali, e 213.000 ospedalizzazioni. Le ultime stime, rilasciate il 12 novembre e relative al periodo che va da aprile al 17 ottobre, erano molto inferiori (22 milioni di casi, 98.000 ospedalizzati, 3.900 morti) nonostante fossero già ricavate con il nuovo sistema. Il balzo degli ultimi dati ovviamente è legato all'arrivo del picco pandemico.
Particolarmente preoccupanti sono i numeri aggiornati relativi ai minorenni, con 16 milioni di casi, 71.000 ospedalizzazioni e 1.090 decessi. Quanto al confronto con la stagionale, il direttore dei Cdc Thomas Frieden ha ribadito che i confronti sono difficili perché i sistemi di calcolo a posteriori utilizzati per la stagionale sono differenti. Chi fosse interessato ai calcoli aggiornati sul CFR, comunque, trova tutti i numeri qui.

Ultimo aggiornamento Venerdì 11 Dicembre 2009 18:03
 

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