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Sulla coda qualche indizio dal Belgio PDF Stampa E-mail
Epidemiologia
Scritto da Gianfranco Bangone   
Sabato 23 Gennaio 2010 10:30

Marcello Pucciarelli ha postato sul suo blog - Pandemica A(H1N1) - alcuni dati sulla coda epidemica assegnando i numeri stimati di ILI settimanali (ovvero le manifestazioni simil-influenzali) alle relative classi di età. Questa elaborazione dimostrerebbe che dalla settimana 49 in poi il rapporto fra manifestazioni simil-influenzali in due grandi classi di età (da 0 a 14 e da 15 a 64) tende ad invertirsi. Significa che da questo momento in poi le ILI fra gli adolescenti e gli adulti diminuiscono progressivamente, ma con un diverso gradiente. Tutto questo starebbe a dimostrare che a sostenere l’attività del virus nella coda epidemica sarebbero soprattutto i soggetti fra 15 e 64 anni.

Il dato ha una certa importanza per capire cosa potrebbe accadere nelle prossime settimane: a conclusione della seconda ondata potremmo avere un’attività sporadica del virus, oppure una circolazione un po’ più sostenuta. E’ molto difficile districarsi fra le due ipotesi perché servirebbero dati più dettagliati, ma il caso del Belgio – per quanto non sovrapponibile alla situazione italiana – può aiutarci a capire le dinamiche della coda epidemica. Tutto questo in attesa che dagli Stati Uniti arrivino i dati di una survey virologica che dovrebbe spiegarci come, quando e dove, i due cluster del virus H1N1v si sono suddivisi in popolazioni distinte, che ovviamente possono avere comportamenti diversi. Le vistose differenze fra la prima e la seconda ondata delle ultime tre pandemie - con manifestazioni cliniche «mild» nella prima e un'accresciuta virulenza nella seconda - sono un esempio evidente di come la selezione naturale possa cambiare il comportamento di un virus pandemico. Prima di procedere è bene precisare che la ricchezza dei dati contenuti nei bollettini epidemiologici del Belgio non consente di fare ipotesi su quanto abbiamo appena detto, ma solo di avere un quadro con maggiore dettaglio.


Il grafico qui sopra dimostra in maniera piuttosto evidente che l’andamento delle ILI non è in grado di spiegare tutto. Nel grafico le manifestazioni simil-influenzali sono rappresentate da colonne verde chiaro, mentre le infezioni respiratorie acute (ARI) in marrone. Salta subito all’occhio che le ARI  hanno un andamento piuttosto sostenuto anche quando i casi di influenza tendono a scendere sotto la soglia. Le infezioni respiratorie producono ricoveri, e quindi mortalità, e in questo caso sembrano sostenute anche da una diminuzione della temperatura (le minime e le massime sono rappresentate in rosso e in viola) mentre un altro determinante fattore nella diffusione del virus dell’influenza - ovvero il tasso di umidità - sembra piuttosto stabile con l’avvicinarsi della stagione invernale (il Belgio ha un clima tipicamente continentale).


Il grafico qui sopra ha delle somiglianze con la situazione italiana: la curva in rosso mostra l’incidenza delle ILI mentre quella verde rappresenta l’incidenza del virus pandemico. La prima cosa che salta all’occhio è che nel «piede» della curva epidemica, in corrispondenza delle prime due settimane di gennaio, c’è una ripresa delle manifestazioni simil-influenzali (tendenza che si è verificata anche da noi).


Un ennesimo indizio ci viene dalla tabella qui sopra, in effetti la percentuale di ricoveri nella fascia pediatrica, rispetto alle ILI, ha un andamento piuttosto paradossale: cresce progressivamente nel tempo nei bambini al di sotto di un anno  (piuttosto che mantenersi stabile come dovrebbe). Significherebbe che un numero ridotto di ILI nelle prime due settimane di gennaio sarebbero in grado di produrre un numero di ricoveri quasi doppio rispetto a quanto ci si dovrebbe attendere rispetto alle settimane precedenti. Il dato va interpretato con grande circospezione perché i numeri sono piccoli e possono avere diversi significati (il numero delle manifestazioni simil-influenzali è affidabile solo entro certi limiti e come vedremo va incrociato con altri dati).



Il raffronto con l’influenza stagionale del 2009 (H3N2) dimostra che H1N1v durante la fase di picco ha richiesto un numero maggiore di visite mediche nella classe di età fra 0 e 14 anni rispetto al suo predecessore stagionale, mentre nella classe di età fra 15 e 64 sono inferiori di circa un terzo e meno della metà negli over 65. Se si considera la seconda settimana di gennaio la proporzione fra bambini ed adulti si inverte (e questo sembrerebbe confermare il grafico di Marcello Pucciarelli anche se forse in maniera meno vistosa).




Le infezioni respiratorie acute, vedi sopra, colpiscono maggiormente (come valore assoluto) i bambini sotto 4 anni di età e in questo caso la curva mostra addirittura due picchi in corrispondenza delle settimane 43 e 50. Andamento che non si presenta nelle classi di età intermedie, mentre raggiunge valori alti negli ultra 85enni. Insomma i bambini sembrano ancora molto bersagliati dall’influenza e il numero di ricoveri tende a restare elevato se commisurato alle ILI. Accettando questo dato in maniera acritica verrebbe da pensare che gli adolescenti continuano ad essere colpiti dal virus influenzale e che ovviamente lo veicolano alle persone con cui entrano in contatto. Ma la persistenza di H1Nv in bambini in così tenera età (non si può dire che abbiano un’attività sociale propria, piuttosto subiscono quella di chi li accudisce) sembrerebbe una stranezza.




Il grafico sopra può essere una chiave di soluzione del giallo e rappresenta l’andamento dell’influenza pandemica e di altri virus. E’ da notare, a partire dalla settimana 42, l’ingresso in scena del virus respiratorio sinciziale che tocca il picco nella settimana 50. Il nuovo incomodo «disturba» l’attività di H1N1v e i picchi delle infezioni respiratorie acute che colpiscono i bambini sotto i quattro anni nella settimana 43 e 50 coincidono perfettamente con il massimo delle ILI dovute a H1N1v (settimana 43) e con il massimo del virus sinciziale o RSV (settimana 50). Di questa azione di interferenza abbiamo già riferito in un precedente post sulle stranezze dell’epidemia svedese e del suo andamento «a denti di sega». Il virus respiratorio sinciziale è la causa più importante di bronchiolite e di polmonite nei lattanti. Produce forme flogistiche broncopolmonari accompagnate da febbre elevata (con punte di 41°), anche se teoricamente il suo quadro clinico è diverso da quello di una manifestazione influenzale. Se «depuriamo» il peso di RSV  l’andamento dell’epidemia in Belgio è più comprensibile e quindi non meraviglia che la «coda» si sviluppi tra gli adulti (anzi fra gli over 65).
Questa situazione è comparabile a quella italiana e la presenza di RSV potrebbe spiegare l’incidenza nelle classi di età inferiori delle ILI? A questa domanda non sappiamo rispondere, ma comunque è abbastanza probabile che H1N1v stia colonizzando classi di età adulte che prima aveva toccato marginalmente (per inciso la classe di età 15-64 in Italia ha un peso demografico di oltre 39 milioni di individui). Se da noi fossero in circolazione il virus sinciziale e il rinovirus tutto questo disturberebbe fortemente l’attività di H1N1v mettendolo all’angolo. Ovviamente questo non significa che il virus è scomparso, magari potrebbe aspettare un’occasione migliore per tornare in campo (sempre che ne abbia l’energia).

Ultimo aggiornamento Sabato 23 Gennaio 2010 17:18
 

Commenti 

 
#2 tetano 2010-01-24 21:56
http://knol.google.com/k/the-shifting-demographic-landscape-of-influenza?collectionId=28qm4w0q65e4w.1&position=2#

Mi sembra un lavoro interessante che analizza e cerca di prevedere le modalità di trasmissione dell' epidemia a seconda della diversa suscettibilità dei gruppi di popolazione coinvolti in fasi temporali diverse
 
 
#1 marcellop 2010-01-23 18:27
Sul sito CDC c'è un grafico sull'andamento di RSV (www.cdc.gov/surveillance/nrevss/rsv/natl-trend.html). A occhio, confrontandolo con quello delle ILI (www.cdc.gov/h1n1flu/updates/us/#iligraph), RSV si confermerebbe come un freno per H1N1v.

Per l'Italia ci sarebbero i dati del sistema InfluCiri (www.influciri.it), che se non erro confluiscono in quelli InfluNet, che distinguono tra ILI e sindromi respiratorie acute non-ILI. I grafici però non danno un responso chiaro, direi il contrario. Purtroppo, prima di qualsiasi confronto servirebbe sapere quante delle sindromi non-ILI siano dovute a RSV.

(risponde g.ba.) Marcello, RSV ha percentuali di positività superiori al 30% nella prima settimana di gennaio e sembra in crescita, quindi confermo quanto scrivi. Ci occuperemo presto dell'epidemia americana che ha andamenti molto più chiari, forse per la ricchezza e la chiarezza dei dati che non richiedono interpretazioni .
 

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Giovedì, 18. Marzo 2010

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