| Quando manca la morte in diretta |
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| Scritto da Gianfranco Bangone |
| Martedì 17 Novembre 2009 08:59 |
| Il claim che presenta questo sito sull’influenza pandemica è abbastanza chiaro: «Non è una normale influenza, Non è la Spagnola, Non è l’apocalisse, Non è un’epidemia mediatica». Ci sembrava giusto prendere le distanze da molte esagerazioni sul tema sia che fossero scenari apocalittici o «negazionisti». H1N1v, sin dalla sua prima comparsa in Messico, si è caratterizzato come un soggetto difficile da inquadrare. Era molto infettivo, ma come ha sottolineato prontamente Peter Palese su Cell, dopo che sono state pubblicate le prime sequenze, non dimostrava di avere l’armamentario genetico che gli potesse conferire un’elevata virulenza. Insomma un Dr. Jekill e Mister Hide. Bonariamente potremmo dire che H1N1v è una brutta bestia per la stampa, è veloce e subdolo, ma non è un vero killer come H5N1 che non ha mai fatto un vero salto di specie. Era quindi fatale che davanti a un nemico così sfuggente ci fosse un eccesso di reazione in un senso o nell’altro: da una parte la catastrofe, dall’altra la bufala. Poi il virus è arrivato e siccome a qualcuno i morti son sembrati troppo pochi c’è chi ha fatto marcia indietro. Ad esempio Jeremy Laurance dell’Indipendent è stato uno di quelli che negli scorsi mesi ha cavalcato la tigre dello scenario peggiore. Ma qualche giorno fa ha scritto un pezzo molto stizzito per l’ennesima revisione del governo britannico sulla previsione delle vittime. Insomma, dice Laurance, la pandemia ha fatto poco più di 150 vittime in Gran Bretagna quando da un’influenza stagionale ce ne possiamo attendere 30.000. C’è quasi un po’ di delusione per la catastrofe mancata. All’argomento abbiamo dedicato un post qualche giorno fa, ma c’è da aspettarsi che vedremo commenti di questo genere sempre più spesso (peraltro l’articolo dell’Indipendent è stato prontamente ripreso da Adriana Bazzi sul Corriere). In Francia non è andata diversamente ed Hélèn Bry di Le Parisienne ha addirittura insinuato il complotto citando «certi pericolosi legami tra gli esperti, i laboratori e il governo, l’opacità dei contratti tra lo stato e le aziende farmaceutiche». Il tono è quello di certa stampa popolare che, come dicevamo, pencola pericolosamente fra la catastrofe e la bufala. Se in Francia ci fossero stati più morti forse Le Parisienne avrebbe calcato la mano, peggiorando la situazione, con pezzi di cronaca ad effetto («questa è la stampa bellezza» dice Humphrey Bogart in un cult movie). Ma i morti non si vedono, a dire il vero non si sono mai visti neanche nelle influenze stagionali dove ce ne sarebbero una decina di migliaia, per cui questa pretesa di vederli «in diretta» è un po’ anacronistica. Se guardiamo ai fatti di casa nostra e torniamo indietro all’ultima pandemia, quella del 1969-1970, abbiamo delle stime terrificanti di mortalità in eccesso: 20.000 vittime addebitabili ad influenza e polmoniti, eppure se si guarda alle cronache del periodo non si trova traccia di questa autentica mattanza. Il problema è sempre il solito: si prende acriticamente il numero delle vittime in eccesso (che nessuno ha mai visto) e lo si confronta con i dati di oggi. Per smontare questo cortocircuito vi proponiamo un esercizio: leggete con attenzione un articolo fra i tanti su come viene calcolata la mortalità in eccesso, un altro relativo a quattro diversi sistemi di simulazione, e poi consultate i dati sulla mortalità del National Center for Health Statistics dei CDC di Atlanta dove vengono riportati i decessi documentati nei certificati di morte. Nel database basta spuntare la sola casella «influenza» relativamente a una serie di anni e comparirà un foglio di Exel. La mortalità viene espressa per 100.000 abitanti, per cui va moltiplicata per la popolazione nazionale statunitense relativa all’anno. Per i pigri passiamo subito ai risultati: per il 2000 i decessi dovuti a influenza sono stati 1.688, 284 per il 2001, 576 per il 2002, 1.746 per il 2003, 1.177 per il 2004, 1.778 per il 2005 e 894 per il 2006. Precisiamo subito che si tratta di decessi in una popolazione di età superiore ai 18 anni, ma in genere la mortalità pediatrica degli ultimi anni ha rappresentato una frazione abbastanza trascurabile (da 40 a 80 decessi l’anno). Poi confrontate questi dati con le tabelle della mortalità in eccesso nei due lavori che abbiamo indicato e avrete non poche sorprese. Per quello che riguarda il nostro paese la mortalità in eccesso di questa pandemia influenzale se va bene la conosceremo fra due o tre anni e c’è da sospettare - indipendentemente da quello che ne verrà fuori - che non faccia notizia. |
| Ultimo aggiornamento Martedì 17 Novembre 2009 20:35 |
Il sito Darwin Flu è realizzato da tre editor della rivista darwin: Anna Meldolesi, Gianfranco Bangone e Gilberto Corbellini a cui si aggiungeranno di volta in volta, su invito, dei guest editor che riferiranno di particolari aspetti disciplinari. Darwin Flu non intende limitarsi a riferire dei puri aspetti epidemiologici dell'influenza pandemica, ma di allargare l'orizzonte agli aspetti evoluzionistici del virus, con particolare interesse alle dinamiche del serbatoio animale, e alle policies dedicate al contenimento e alla mitigazione della pandemia nei vari paesi. Mail: darwinflu@gmail.com
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