Home Epidemiologia Nuovi dati sull'epidemia americana
Nuovi dati sull'epidemia americana PDF Stampa E-mail
Epidemiologia
Scritto da Gianfranco Bangone   
Domenica 20 Dicembre 2009 07:48

Alcuni dati pubblicati recentemente consentono di fare un primo bilancio sulla circolazione di H1N1v negli Stati Uniti. La QuestDiagnostic, un’azienda leader nel mondo nel settore dei test diagnostici, ha infatti diffuso i dati di una estesa survey sulla positività al virus pandemico che copre un periodo dai primi di maggio sino alla prima settimana di dicembre. Questi risultati consentono di avere un quadro più preciso sulla circolazione del virus e sull’impatto che ha avuto nelle diverse classi di età.

I virus influenzali hanno la proprietà di circolare in diverse ondate e di colpire con diversa intensità bambini e adulti. Come si può vedere nel grafico qui sotto H1N1v si è presentato con una prima ondata ai primi di maggio, una seconda di proporzioni più elevate si verifica tra la fine di agosto e i primi di settembre e raggiunge il picco massimo il 28 ottobre. Da quel momento in poi il numero dei casi decresce di circa il 75%, ritornando ai valori di agosto.




 

L’andamento dell’epidemia è stato ricostruito sulla base di circa 170.000 tamponi naso-faringei prelevati tra l’11 maggio e il 9 dicembre. Si tratta della più estesa campagna di sorveglianza epidemiologica di cui si dispone oggi. Va precisato che il numero dei campioni prelevati non ha un valore costante nel tempo, i test infatti aumentano in coincidenza con l’apertura delle scuole ma scendono vistosamente di numero dopo il raggiungimento del picco. Nel grafico i test positivi ad H1N1v sono colorati in rosso scuro, mentre quelli negativi in azzurro chiaro. Anche qui bisogna ricordare che la sensibilità del test al virus influenzale ha un «periodo finestra» che nella stragrande maggioranza dei casi copre tre giorni dalla comparsa dei primi sintomi. Test effettuati dopo questo arco di tempo sono fatalmente destinati a dare risultati negativi, ma questo ovviamente non significa che il paziente non abbia avuto l’influenza. Considerando che un medico richiede un test, per confermare un caso di influenza rilevato con parametri clinici, è assolutamente normale che la positività superi raramente il 50% dei casi. Questo significa che un numero considerevole di analisi sono state effettuate in ritardo rispetto al periodo di infettività del virus. Dai dati di sorveglianza virologica – che vengono rilevati con la PCR real time, un test molto sensibile - sappiamo anche che circa il 98% dei campioni analizzati è relativo ad H1N1v, che si dimostra il ceppo influenzale predominante della stagione.


Il grafico qui sopra conferma un dato che era già stato rilevato dal circuito sentinella statunitense, che copre 122 centri urbani, rispetto alle manifestazioni simil-influenzali: con la riapertura delle scuole a settembre la classe di età fra 5 e 14 anni ha il valore maggiore di positività, ma in corrispondenza del picco sposta la positività verso le due classi immediatamente successive, ovvero 15-24 e 25-49. La classe da 50 a 64 ha un andamento leggermente differito nel tempo mentre quella oltre 65 anni forma ha un andamento più morbido ma senza grandi impennate.



L’ennesimo grafico illustra il diverso impatto che l’epidemia ha avuto nelle diverse classi di età: quella da 10 a 14 si avvicina al 90% di positività nel primo picco e si mantiene costante per tutto il periodo al di sopra del 70%, seguita da valori simili nella classe 5-9 anni. Sono valori molto elevati e queste due classi di età sono il vero motore dell’epidemia che determina l’altezza del picco massimo. A dicembre tutti i valori tendono a diminuire, a dimostrazione del fatto che il virus ha colonizzato il maggiore serbatoio di soggetti suscettibili alla malattia e quindi la sua circolazione è destinata a ridursi lentamente.

 




L’ultimo grafico mostra il tasso di riduzione dell’attività del virus nei vari stati ai primi di dicembre ma va saputo interpretare. Gli stati della costa orientale – Pennsylvania, Maryland, Delaware e Virginia – hanno percentuali di riduzione molto elevate rispetto alla media nazionale (che è all’incirca il 70%), ma con l’eccezione degli stati del gruppo VIII (Mid West) dove c’è un calo del 38%. Questa tendenza non sembra particolarmente indicativa perché analizzando i dati scorporati si scopre che gli stati della corn belt  sono ricorsi in maniera molto limitata al test diagnostico per l’influenza (poco più di 100 campioni). Ovviamente questi risultati spiegano bene la dinamica del virus negli ultimi nove mesi ma non consentono grandi previsioni su un’ipotetica terza ondata. Il numero degli immunizzati è infatti piuttosto basso (intorno al 13% della popolazione generale) mentre c’è un elevato numero di soggetti ancora suscettibili. L’unica osservazione che si può fare è che se si presenterà una successiva ondata sarà di valore molto più modesto rispetto alle due precedenti. Il virus infatti dispone in maniera molto limitata di soggetti suscettibili nelle classi inferiori che a loro volta sono quelle che hanno la maggiore attività sociale (e quindi sviluppano un numero molto alto di contatti). I Cdc di Atlanta confermano questo quadro ma con un distinguo relativo alle festività natalizie dove c’è un’intensa attività sociale. Peraltro l’ondata di freddo che colpito sia l’Europa che gli Stati Uniti nell’ultima settimana sembra destinata a durare e quindi a favorire una tardiva, seppur minore, circolazione del virus.   



 

Ultimo aggiornamento Domenica 20 Dicembre 2009 08:35
 

Commenti attivi solo per gli utenti registrati. Nella registrazione l’indirizzo mail è richiesto per i soli scopi di autenticazione. La posta in ingresso di questo sito ha un moderatore per escludere messaggi spam o commenti non appropriati.


Sabato, 31. Luglio 2010

Profili

Il sito Darwin Flu è realizzato da tre editor della rivista darwin: Anna Meldolesi, Gianfranco Bangone e Gilberto Corbellini a cui si aggiungeranno di volta in volta, su invito, dei guest editor che riferiranno di particolari aspetti disciplinari. Darwin Flu non intende limitarsi a riferire dei puri aspetti epidemiologici dell'influenza pandemica, ma di allargare l'orizzonte agli aspetti evoluzionistici del virus, con particolare interesse alle dinamiche del serbatoio animale, e alle policies dedicate al contenimento e alla mitigazione della pandemia nei vari paesi. Mail: darwinflu@gmail.com

Login