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Meglio il test o una monetina? PDF Stampa E-mail
Nuova influenza
Scritto da Anna Meldolesi   
Lunedì 23 Novembre 2009 09:45

Presentarsi al pronto soccorso chiedendo che sia eseguito un tampone ormai è quasi inutile. Gli ospedali lo fanno solo alle persone che appartengono alle categorie a rischio e spesso nemmeno a quelle. Il problema è che senza test non si può essere sicuri al 100% di aver preso l’influenza. Perciò molti si chiedono: ho già avuto la febbre, devo vaccinarmi lo stesso? Diciamo subito che una risposta univoca non c’è. Se si appartiene a una categoria fortemente a rischio, il buonsenso porterebbe a eccedere dalla parte della cautela, vaccinandosi lo stesso. Ma ad accrescere i dubbi spesso ci si mettono anche i risultati dei test. E non soltanto di quelli fai-da-te che il Ministero del welfare sconsiglia. Qualche tempo fa i Centers for Disease Control and Prevention americani hanno diffuso i «deludenti» risultati di uno studio eseguito durante la prima ondata epidemica, che ha colpito gli Usa lo scorso maggio. Il test rapido messo alla prova (Xpect Flu A&B) ha rilevato meno della metà dei casi di influenza pandemica che sono stati confermati da procedure più lunghe e laboriose (rRT-PCR). Un altro studio è arrivato a conclusioni simili mettendo alla prova altri tre test (BinaxNow, Directigen EZ Flu A+B, QuickVue). In generale i test rapidi identificherebbero tra il 40 e il 69% dei casi di influenza H1N1v (la v indica la variante pandemica e serve a distinguerla dall’omonimo ceppo dell’influenza stagionale). Dunque ha ragione chi sostiene che i test rapidi hanno la stessa utilità di un lancio di monetinaPer quanto possa apparire sorprendente, la risposta è no. Come spiega Paul Revere molto dipende dalla situazione in cui un test viene eseguito. Supponiamo che una persona manifesti una ILI (ovvero sintomi di tipo influenzale, dalle iniziali di influenza-like illness). Ovviamente ci sono altre cause di ILI oltre all’influenza ed esistono diversi tipi di influenza oltre a quella pandemica. Ma l’influenza stagionale adesso non sta circolando ed è stata concretamente sostituita da H1N1v, almeno per il momento, dunque chi oggi ha l’influenza ha quasi certamente l’influenza H1N1v. Supponiamo di essere in un anno non pandemico e in piena estate, quando l’influenza è responsabile solo di una piccola percentuale di ILI, diciamo il 6%. Un test sensibile al 50% identificherebbe la metà di queste 6 persone, dunque 3. Le altre 3 sarebbero dei falsi negativi. Quanti sarebbero invece i falsi positivi, ovvero quelli che secondo il test hanno l’influenza anche se non è vero? Sotto questo aspetto (la specificità, che è l’altra faccia della sensibilità) i test rapidi sono piuttosto affidabili, diciamo che ci prendono il 90% delle volte. Questo significa che nella nostra estate non pandemica il test trova altri 10 casi che sono falsi positivi. Dunque abbiamo 13 risultati positivi, di cui 3 reali e 10 falsi. Per chi ha un test positivo, dunque, la probabilità di essere un caso vero è solo del 23%. La monetina, dunque, batte il test diagnostico. Ma cosa succede se invece siamo nel bel mezzo di un’epidemia influenzale? Supponiamo che l’influenza in questo caso rappresenti il 50% delle ILI, un esito positivo identificherebbe correttamente H1N1v in 50 dei 55 test positivi, ovvero il 91% delle volte. Altro che monetina. E se il test fosse negativo? Se fossimo nell’estate di un anno non pandemico, con una specificità diagnostica del 90% un test rapido negativo avrebbe ragione in 84 casi su 87, ovvero oltre il 96% delle volte. Mentre nel pieno di un’epidemia influenzale, un test negativo sarà corretto 2 volte su 3. Questo per dire che le cose, anche quando si parla di utilità e inutilità dei test, sono più complicate di come sembrano. Se poi vale la pena o meno di rivolgersi a un laboratorio privato per fare il tampone che al pronto soccorso vi negano, questo dovete deciderlo voi. Magari dopo aver provato a informarvi su sensibilità e specificità del test in uso. 

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 23 Novembre 2009 09:52
 

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