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L'ombra di un secondo virus PDF Stampa E-mail
Epidemiologia
Scritto da Gianfranco Bangone   
Sabato 30 Gennaio 2010 08:21

L’ultimo bollettino InfluNet, che copre il periodo dal 18 al 24 gennaio, segnala che è la prima settimana senza vittime da influenza H1N1v. Il virus pandemico si è ritirato in buon ordine e quindi possiamo considerare conclusa questa fase dell’epidemia? E’ abbastanza probabile che sia così, ma il dato sulle manifestazioni simil-influenzali  (le ILI) mostra un leggero aumento in alcune classi di età, con una incidenza più marcata in alcune regioni. Nel frattempo non diminuiscono le infezioni respiratorie acute. A cosa sono dovute?



L’andamento delle manifestazioni simil-influenzali, vedi il grafico sopra, si discosta da quello delle passate epidemie di influenza stagionale. Il «piede» della curva epidemica dovrebbe essere più basso, mentre è stabile dalla settimana 52 (ovvero da cinque settimane). L’incidenza totale non è un dato particolarmente indicativo in questa fase dell’epidemia, nel senso che nasconde situazioni «locali» dove le ILI non accennano a diminuire. Ad esempio l’incidenza per la classe di età 0-4 è rimasta intorno a circa 2,5 casi per 1.000 assistiti dalla settimana 53 alla prima di gennaio. Nelle due settimane successive il dato è salito a 3,04 e infine a 4,76 (il valore più alto dalla settimana 51 in poi). In altre occasioni abbiamo considerato questa classe di età una sorta di marcatore dell’attività del virus perché i bambini più piccoli sono quelli che si ammalano di influenza in percentuali superiori rispetto agli adulti.  Se partiamo dalla settimana 52 c’è un leggerissimo aumento dell’incidenza nella classe 15-64, mentre negli over 65 il dato è più o meno stabile sin dalla settimana 50. E’ probabile che in queste classi ci sia ancora una modesta attività del virus, ma il dato relativo alla classe 0-4 è di difficile interpretazione.

Se si guardano i dati regionali questa tendenza è in alcuni casi vistosa: nel Lazio l’incidenza è del 12,57, con un valore sostenuto anche nella successiva classe di età, mentre è tra il 6 e il 7 in Lombardia e in Emilia e Romagna.





Questo dato sembra confermato anche dall’andamento nazionale delle infezioni respiratorie acute (ARI) rilevate dal CIRI di Milano: la classe 0-4 aveva toccato il picco delle ARI nella settimana 43, aveva avuto un leggero aumento nella 51 ma poi dalla seconda settimana di gennaio sale rapidamente, sino a «scavallare» il massimo della settimana 43. Il picco massimo di ricoveri per sindromi respiratorie l’abbiamo avuto proprio nella settimana 43 come dimostra il grafico sotto.



Nella classe 0-4 anni ora il problema vero è rappresentato dalle ILI che nella settimana 43 erano  17,95 per mille abitanti, mentre oggi sono 4,76 (il primo bollettino InfluNet a dire il vero è relativo alla settimana 44, ma nella settimana precedente è difficile che l’incidenza delle manifestazioni simil-influenzali fosse molto più bassa). Come dire che rispetto alle ILI oggi abbiamo un valore quasi quattro volte superiore di ricoveri per infezioni respiratorie acute nei bambini rispetto al momento di picco epidemico. Il virus pandemico ci ha abituato a ben altre stranezze, ma questo dato sembra assolutamente incoerente. C’è una ripresa «leggera» delle ARI anche nella classe di età 5-14 anni, ma il dato è molto lontano da quello della settimana 44. Insomma l’andamento delle infezioni respiratorie nella classe minore non può essere addebitato all’attività di H1N1v, ma a qualche altro virus (forse al virus sinciziale). Se così fosse, peraltro, starebbe a significare che circola in maniera particolarmente sostenuta nel Lazio, in Lombardia e in Emilia, visto che nelle altre regioni non si registra questa tendenza. Ovviamente non si può escludere che nei bambini più piccoli ci sia ancora un po’ di attività sporadica di H1N1v (così come negli over 65), ma il virus pandemico da solo non sembra spiegare questa paradossale situazione epidemiologica.

 

Ultimo aggiornamento Sabato 30 Gennaio 2010 08:51
 

Commenti 

 
#1 tetano 2010-01-30 16:54
Negli USA per la terza settimana consecutiva la mortalita' per polmonite e influenza supera la soglia epidemica, nell' ultima settimana con un valore (8,3) addirittura superiore al picco di Novembre. Come viene riportato da questo articolo (http://www.nytimes.com/2010/01/30/health/30flu.html )si tratta di un mistero, anche se viene invocato un ritardo di segnalazioni del periodo festivo (mi sembra assai improbabile) e l' aumento della mortalita' senile. Su questo ultimo punto bisognerebbe riflettere, perche' se è vero che il virus pandemico è sceso a livelli molto bassi e dello stagionale non c' è praticamente traccia, bisogna chiedersi cos' e' che provoca questo eccesso di morti negli anziani.

(risponde g.ba.) E' una domanda che ci facciamo da tempo cercando di chiarire le dinamiche della cosiddetta "coda epidemica". In alcuni paesi i ricoveri sono soprattutto fra la classe di età da 0 a 4 anni, e questo lo si può anche spiegare, ma negli Usa la classe colpita sarebbe quella oltre i 65. La risposta potrà venire da una estesa indagine virologica, oppure da uno studio approfondito su qualche specifico cluster in questa classe di età.
 

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Giovedì, 11. Marzo 2010

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