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Le anomalie della mortalità in Italia PDF Stampa E-mail
Epidemiologia
Scritto da Gianfranco Bangone   
Martedì 24 Novembre 2009 09:30

Ci eravamo cullati nella speranza che gli anziani fossero i meno colpiti da questa epidemia influenzale perché è noto che sviluppano più facilmente di altri complicanze che spesso portano ad esiti fatali. Si tratta di una categoria debole perché pur avendo un’attività sociale limitata, spesso accudiscono i nipotini che sono la via primaria di diffusione del virus. Scorrendo la lista delle vittime italiane si scopre che presenta delle anomalie  rispetto alla casistica della prima ondata epidemica in America. Viene da chiedersi, dunque, se non sia il caso di integrare le circolari del ministero che escludono la vaccinazione degli ultra 65enni. Abbiamo già scritto in diverse occasioni che questa pandemia è un fatto assolutamente nuovo che ci coglie impreparati: non abbiamo grandi punti di riferimento rispetto al passato, almeno considerando la quantità di raffinati strumenti di indagine che abbiamo a disposizione oggi. Questo per dire che abbiamo ancora molte cose da imparare e che è bene partire dal presupposto che avremo molte sorprese. In qualche lavoro pubblicato, ad esempio, è stato ipotizzato che le classi di età più avanzate si sarebbero potute difendere meglio dalla nuova influenza perché in passato hanno avuto a che fare con versioni «simili» del virus in circolazione oggi. E’ l’effetto della cosiddetta «immunità crociata». Quando alla fine di luglio i CDC di Atlanta hanno organizzato un convegno per fare il punto sulla prima ondata influenzale negli Stati Uniti alcuni dati sembravano dare sostegno a questa previsione, infatti i decessi degli over 65 rappresentavano solo il 9% fra i casi di nuova influenza, mentre in quella stagionale sono fra l’80 e il 90%. Che esistesse una forma di immunità crociata sembrava confermato dal fatto che i casi di influenza fra gli over 65 avevano il valore più basso di incidenza (0,06 casi su 100.000 abitanti). Da questi dati si poteva trarre la conclusione che i più anziani tendono ad ammalarsi meno, anche se ovviamente hanno tassi di mortalità più elevati rispetto alle classi di età più «giovani». La circostanza non ha destato alcuna meraviglia perché è fatale, che con il crescere degli anni, aumentino anche i fattori di rischio e quindi le complicanze. Con l’arrivo della seconda ondata influenzale questi dati non sono più stati diffusi perché calcolarli su una massa così elevata di ammalati era impossibile, ma l’assunto sembrava reggere ancora. I dati italiani, invece, sembrano dimostrare ben altra tendenza, basta guarda la tabella qui sotto.





Nelle quinta riga c’è il totale delle ILI (ovvero le manifestazioni simil-influenzali) sino alla 46 settimana suddivise per le varie classi di età e due righe sotto c’è il valore delle ILI espresso in percentuale rispetto alla popolazione residente di quella classe su scala nazionale. La prima sorpresa è che gli ultra 65enni contraggono l’influenza con una frequenza molto minore rispetto a qualsiasi altra classe di età, quasi a dimostrare che l’immunità crociata li ha messi parzialmente al riparo. Nella terzultima riga ci sono i decessi, il loro numero è un po’ più elevato rispetto a quello diffuso dal Ministero della Salute perché li abbiamo conteggiati mettendo insieme i casi «certi» di influenza e quelli «probabili». Quello che salta maggiormente agli occhi è che il numero di decessi negli ultra 65enni, rispetto a 100.000 casi di influenza, è il più alto in assoluto (37,15): insomma i più anziani si ammalano molto meno rispetto agli adulti più giovani ma la probabilità di un esito infausto è molto più elevata. Se questa tendenza fosse confermata dai dati ufficiali la coda della pandemia potrebbe riservarci qualche brutta sorpresa. Tutti i dati diffusi infatti confermano che i bambini e gli adolescenti sono stati il primo bersaglio del virus e che l’influenza ha quasi esaurito questo serbatoio di persone suscettibili, ma è anche abbastanza probabile che ora i contagi si spostino verso classi di età più elevate. Se tutto questo si dovesse verificare ci dobbiamo attendere un aumento della mortalità fra gli ultra 65enni e parliamo di soggetti a cui è stato consigliato di fare solo la vaccinazione per la stagionale (di cui non si vede traccia) mentre sono stati esclusi dal programma di immunizzazione per la pandemica. Per quanto i numeri in gioco siano piccoli c’è da dubitare che quanto si è verificato finora sia una pura fluttuazione statistica dovuta al caso. Gli anziani sembrano particolarmente scoperti rispetto all’influenza e considerando la disponibilità del vaccino forse sarebbe il caso di farli rientrare nelle categorie considerate prioritarie e di immunizzarli prima possibile.  Nell’ultimo comunicato del Ministero si dice che sono state consegnate al 20 novembre quasi 4 milioni di dosi e che i vaccinati sono circa 333.000 (meno del 10% rispetto alla disponibilità). In Francia, ad esempio, hanno iniziato a vaccinare in ritardo rispetto a noi ma i quotidiani dicono che a Parigi - ed è presumibile che così sia anche nel resto del paese - le unità vaccinali immunizzano tutti quelli che ne fanno richiesta.

n.b. I dati sulle ILI  (ovvero i casi simil-influenzali) sono stati ricavati a partire dall'incidenza per le relative classi di età e relativamente al peso demografico che hanno nella popolazione nazionale. L'incidenza nei bollettini Influnet è espressa con due soli decimali per cui la somma totale delle ILI  di ogni singola classe di età è leggermente sottostimata, così come il loro valore totale. Si deve a questo una piccola differenza fra la somma fra i totali delle ILI delle quattro settimane esaminate e la somma dei relativi dati parziali scorporati per le classi di età. Questo inconveniente può comportare qualche leggero errore di calcolo rispetto al dato reale, ma il rapporto fra i decessi nella classe di età oltre i 65 anni, rapportati al numero delle ILI che li riguarda, è così elevato rispetto alle classi di età precedenti da costituire comunque un indicatore più che rappresentativo. La tabella è stata aggiornata rispetto alla prima pubblicazione perché ci hanno segnalato un errore materiale nella penultima riga (classe 0-4) e perché alcuni valori non erano chiari. Nella penultima riga è indicata la percentuale di ILI rispetto alla popolazione residente di quella classe di età, nell'ultima il numero dei decessi per 100.000 ILI. Ringraziamo la Prof.ssa Maristella Bergaglio dell'Università di Milano.
Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Novembre 2009 08:35
 

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