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La vaccinazione non marcia, cambiamo strategia PDF Stampa E-mail
Vaccini
Scritto da Anna Meldolesi   
Sabato 14 Novembre 2009 19:35

Basta fare un salto di prima mattina al centro vaccinale di via Plinio a Roma per rendersi conto che la sala d’attesa è tornata a svuotarsi. Nei giorni in cui la pandemia apriva i notiziari dei Tg e il viceministro Ferruccio Fazio faceva appelli quotidiani ai soggetti a rischio, era possibile vedere qualche decina di persone in attesa, con il modulo del consenso informato e un certificato medico in mano. Il bollettino giornaliero del Ministero del welfare dà numeri scoraggianti:  «In base a dati parziali pervenuti all’Istituto superiore di sanità sono state vaccinate al 13 novembre circa 150.000 persone. […] Il 12 novembre è cominciata la quarta distribuzione di vaccini, per un totale di 649.256 dosi, che permetterà di raggiungere quota complessiva di circa 3 milioni di dosi distribuite alle Regioni». Dunque sono già state distribuite oltre 2 milioni di dosi, ma i vaccinati sono appena 150.000. L’andamento della curva epidemica costruita sulla base dei dati raccolti dai centri sentinella suggerisce che il picco si avvicina a grandi passi e dunque gran parte dei vaccini rischia di rimanere inutilizzato.
Molti di quelli che avrebbero diritto all’immunizzazione hanno deciso di non avvalersene. Altri faticano ancora a capire dove andare. Purtroppo c’è persino chi ha diritto di vaccinarsi e vuole farlo, ma viene bloccato dall’ostruzionismo di qualche pediatra. Altri ancora stanno aspettando che il medico di base abbia abbastanza pazienti desiderosi di uno shot da poter utilizzare in una sola giornata tutte le 10 dosi della confezione multidose. Ci sono, infine, le categorie di bambini, ragazzi e giovani adulti sani, che in Italia sono stati esclusi dalla prima fase di immunizzazione e vedranno arrivare il loro turno quando il picco sarà già passato.
La logistica di una campagna di vaccinazione su larga scala è un rompicapo e alcune difficoltà erano da mettere in conto, ma l’evidente fallimento della strategia adottata finora dovrebbe spingere il Governo a correggere il tiro. Sul tavolo abbiamo almeno due opzioni. La prima sarebbe quella di mettere in vendita in farmacia le prossime tranches, in modo da consentire a chi vuole (anche in assenza di patologie croniche) di vaccinarsi, proprio come accade con i vaccini contro l’influenza stagionale. Se questa soluzione dovesse essere irrealizzabile per ragioni legali, ad esempio per qualche clausola del contratto fra il Governo e Novartis, resterebbe comunque un’altra carta da giocare. Dare subito il via libera alla vaccinazione gratuita e volontaria dei bambini sani. Gli Stati Uniti lo stanno già facendo e pare che anche altri paesi, Francia e Olanda innanzitutto, stiano pensando di seguire l’esempioI dati americani dimostrano che la variante pandemica di H1N1 (H1N1v) ha già ucciso più bambini delle influenze stagionali recenti: secondo il nuovo metodo di calcolo adottato dai CDC potrebbero essere oltre 500 ed è noto che i bambini sono i principali artefici della diffusione del contagio. Allargare i criteri per l’accesso alla vaccinazione sarebbe un modo per far incontrare meglio domanda e offerta del vaccino e anche per perseguire un obiettivo di salute pubblica. Ogni vaccinato in più, infatti, è un portatore di influenza in meno, indipendentemente dal suo rischio individuale. Lo dimostrano sia alcune esperienze documentate nel mondo reale che alcune simulazioni. Cominciamo dalle due città texane di Temple e Belton. Come ha spiegato Jon Cohen su Science nel 2004 a partire dalla stagione 1998-99 un gruppo del Baylor College of Medicine di Houston ha offerto un nuovo vaccino nasale a tutti coloro che avevano più di 18 mesi e meno di 18 anni, raggiungendo il 20-25% dei bambini e dei ragazzi ogni anno. Il confronto con 3 comunità vicine, in cui meno dell’1% dei minorenni era vaccinato, è istruttivo: a Temple e Belton i casi gravi di influenza negli adulti sopra i 35 anni si sono rivelati più bassi (dell’8-18%). Ancora meglio è andata tra il 1968 e il 1969 a Tecumseh in Michigan, dove è stato vaccinato l’85% dei bambini e nessun adulto: i tassi di contagio in tutte le classi di età sono stati 3 volte più bassi rispetto a una città vicina. I risultati più clamorosi comunque arrivano dal Giappone e sono stati pubblicati sul NEIM nel 2001. A partire dalla metà degli anni ’70 e durante il decennio successivo è stata vaccinata oltre la metà dei bambini giapponesi (dal 50 all’85%) e i decessi per influenza e polmonite – che colpiscono soprattutto gli anziani – sono calati di migliaia di unità all’anno. A partire dal 1987, da quando i genitori hanno potuto esentare i figli dal programma, il bilancio delle vittime è tornato a crescere. Il modo ottimale di distribuire i vaccini influenzali viene studiato anche con i modelli matematici e anche questo approccio suggerisce che immunizzando i bambini si possa ottenere una certa «immunità di gregge», proteggendo meglio l’intera comunità, compresi i soggetti più fragili: gli anziani. Il lavoro più recente, pubblicato su Science a settembre, propone di dare accesso prioritario al vaccino contro H1N1v agli studenti e anche ai giovani adulti dai 30 ai 39 anni. Il dibattito scientifico sui dettagli è aperto ma non è il caso di andare tanto per il sottile se intanto i vaccini per H1N1v restano a prendere la polvere.    

 

 

Ultimo aggiornamento Domenica 15 Novembre 2009 13:12
 

Commenti 

 
#1 Anna Meldolesi 2009-11-17 11:25
AGGIORNAMENTO: dai giornali veneti del 17 novembre (Arena, Corriere del Veneto)si apprende che la regione ha deciso di iniziare a vaccinare anche bambini e ragazzi sani fino a 27 anni, come negli Usa. Il Veneto è la prima regione italiana a dimostrare il pragmatismo e l'elasticità che anche noi invocavamo.
 

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Lunedì, 15. Marzo 2010

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