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L’influenza è imprevedibile. Anche gli uomini PDF Stampa E-mail
Scritto da Anna Meldolesi   
Lunedì 16 Novembre 2009 12:53

Ci aspettavamo che la scintilla della prima pandemia del terzo millennio si accendesse in Asia, negli allevamenti semiselvatici del sud-est, dove uomini, maiali e polli convivono in condizioni promiscue. Invece, per quanto ne sappiamo al momento, l’innesco è avvenuto in America, dove la zootecnia assomiglia più alla nostra. Tenevamo d’occhio un virus aviario, con un sottotipo diverso da quelli già in circolazione nella popolazione umana (H5N1), invece a diffondersi in tutto il globo è stato un virus influenzale suino, di un sottotipo che è presente anche nell’influenza stagionale e non era nemmeno incluso nella lista dei ceppi virali elencati dall'Oms come ceppi a partire dai quali produrre vaccini per un’eventuale pandemia (H1N1). Ci aspettavamo un patogeno ad alta letalità, invece è arrivato un virus poco aggressivo e poco mediatico, che molti non hanno nemmeno voglia di combattere con l’arma del vaccino. Ci aspettavamo che una pandemia fosse facile da riconoscere e invece l’Oms ha impiegato molte settimane prima di raggiungere il consenso politico necessario per dichiarare la fase 6. Non c’è dubbio che rispetto a come il tema della pandemia prossima ventura era stato anticipato dai grandi mezzi di comunicazione e dalle grandi riviste scientifiche, la realtà ci ha fornito un plot ben diverso, con una serie di colpi di scena spiazzanti. Per questo abbiamo pensato di raccogliere un giro di pareri nella comunità degli specialisti. Abbiamo chiesto: cosa vi ha sorpreso di più della pandemia del 2009?
Per cominciare rendiamo merito alla canadese Helen Branswell. L’idea di scrivere questo post, infatti, ci è venuta dopo aver letto un suo articolo, intitolato «I dogmi dell’influenza vengono riscritti da uno strano virus che nessuno si aspettava innescasse una pandemia». Il punto di partenza comune è necessariamente questo: i virus influenzali hanno sempre un margine di imprevedibilità. Anzi, per usare le parole socratiche di un epidemiologo americano, Arnold Monto, «l’unica previsione sensata è che i virus influenzali sono imprevedibili».
La verità è che non sappiamo cosa faccia scattare una pandemia. Fabrizio Pregliasco, epidemiologo dell’Università di Milano, ha risposto alla nostra domanda descrivendo l’impotenza umana con una metafora: «Siamo come le galline che ogni mattina aspettano il mangime e non capiscono perché, all’improvviso, un brutto giorno, l’allevatore invece di portare da mangiare tira loro il collo». Non è un caso che Keiji Fukuda, che si occupa proprio di influenza per l’Oms, usi l’aggettivo «mortificante» per definire l’oggetto dei suoi studi. Mentre Gianni Rezza, l’epidemiologo dell’Istituto superiore di sanità che sta gestendo l’interfaccia con i media durante questa emergenza, ricorre spesso all’aggettivo «capriccioso» per la variante pandemica di H1N1 (la chiamiamo H1N1v per distinguerla dall’H1N1 dell’influenza stagionale). Stando così le cose sembra quasi sciocco sorprendersi del fatto che questo virus ci stia riservando delle sorprese. Di fatti Mauro Delogu, che studia le malattie infettive degli animali all’università di Bologna, quando gli abbiamo chiesto cosa lo stupisce, ci ha risposto con un lapidario e ironico: «Non sono stupito dal virus, ma dagli uomini». La sua visione dell’universo influenzale, in cui non esistono ceppi discreti ma una specie di super-organismo in continua metamorfosi, potete leggerla nello speciale sull’influenza dell’ultimo numero di darwin. Quanto al mondo degli uomini, queste prime settimane pandemiche, anche e soprattutto in Italia, offrono uno spaccato di irrazionalità ricchissimo di spunti per i sociologi e gli psicologi, almeno quanto per gli specialisti di salute pubblica. Sulla stessa lunghezza d’onda Ilaria Capua, dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie, che di certo non è stata colta di sorpresa dal sottotipo pandemico: prima che apparisse il primo focolaio in Messico, il suo gruppo aveva già dimostrato che gli anticorpi che possediamo contro le varianti umane di H1N1 non ci avrebbero protetto dalle varianti animali di H1N1. Anche Capua, dunque, rimane spiazzata dagli uomini più che dal virus: «Mi ha sorpreso tutta questa paura nei confronti del vaccino anziché della malattia. Ma forse più che stupore il mio è disappunto».  Pregliasco completa il ragionamento sul fattore umano da un’angolazione diversa: «La più grande sorpresa di questa pandemia? Sta nel fatto che il virus ha mandato all’aria tutte le nostre anglosassoni velleità di programmare tutto, con protocolli e piani pandemici. Ci eravamo preparati addirittura alla vaccinazione prepandemica per H5N1, una bomba inesplosa ma ancora presente. E invece H1N1v è stato più veloce di noi: si è diffuso prima che potessimo provare a circoscriverlo e ha dimostrato che, nonostante tutti i progressi che abbiamo fatto, il nostro sistema di sorveglianza non tiene il passo».        

Ultimo aggiornamento Lunedì 16 Novembre 2009 18:00
 

Commenti 

 
#1 Maristella Bergaglio 2009-11-16 18:44
Passano gli anni ma l'influenza, pandemica o stagionale che sia, continua a prenderci di sorpresa: nel 1911 La True, sulla rivista mensile del Corriere della Sera definiva l 'Influenza come una malattia innocua ma "ricorrente, sostanzialmente inevitabile, sicuramente debilitante" e pochi anni dopo Ernesto Bertarelli, insigne igienista milanese, si riferiva all'influenza come ad una malattia «così sfinge che pare si irrida di noi e delle nostre fissazioni di conoscere», mettendo in evidenza lo smarrimento degli scienziati del tempo di fronte all’epidemia dilagante.
Mutatis mutandis.
 

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Sabato, 31. Luglio 2010

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