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Il primo caso di contagio da virus mutato PDF Stampa E-mail
Scritto da Anna Meldolesi   
Martedì 22 Dicembre 2009 18:35

L’Istituto superiore di sanità ha documentato il primo caso mondiale di trasmissione della variante mutata del virus pandemico. Si tratta della famigerata mutazione D225G sul gene dell’emagglutinina, altresì detta D222G a seconda del sistema di numerazione adottato, sospettata di facilitare l’accesso del virus nella profondità dei polmoni.  La notizia è stata pubblicata in fondo alla pagina web che illustra il contributo dell’istituto per l’influenza pandemica.

Essendo una prima mondiale è presumibile che i ricercatori italiani del National Influenza Center del Dipartimento Malattie Infettive, Parassitarie e Immunomediate

ne abbiano dato comunicazione all’Organizzazione mondiale della sanità e abbiano inviato un articolo a qualche rivista scientifica internazionale. Ricorderete che dopo l’annuncio del ritrovamento della mutazione in Francia, l’Iss aveva avviato un esame retrospettivo delle sequenze virali isolate in Italia, trovando la mutazione nei campioni di un giovane che - secondo quanto dichiarato da Ferruccio Fazio - era stato fra i primi casi gravi, al punto da essere ricoverato a Monza dove opera uno dei gruppi italiani più esperti nell’utilizzo della ossigenazione extracorporea per il trattamento della sindrome da distress respiratorio. La Gazzetta di Parma aveva fatto due più due avanzando il sospetto che il caso di mutazione riguardasse il ragazzo della città emiliana che si era ammalato in agosto e aveva già rilasciato varie interviste ai giornali (lui stesso ha raccontato la propria storia a Repubblica). Ma per ragioni di privacy le autorità sanitarie hanno preferito non confermarne l’identità. I ricercatori dell’Iss sono quindi passati a cercare la mutazione nei campioni dell’unico familiare che risultava infettato dal giovane. Anche in questo caso hanno trovato la mutazione. Si tratta di una cattiva notizia, perché dimostra che il virus mutato è capace di trasmettersi da un individuo all’altro. La buona notizia, invece, è che il familiare contagiato ha avuto un’influenza con un decorso classico, che non è degenerata in polmonite. Dunque questa mutazione da sola non sembra in grado di sbilanciare la prognosi in senso infausto. Sono state testate anche altre 10 persone (familiari, amici e personale sanitario) che sono state esposte ai due pazienti durante la fase acuta di malattia senza sviluppare alcun sintomo influenzale per verificare se tra loro ci fosse qualche caso asintomatico. Nessuna di queste persone, però, ha mai contratto il virus. L’Iss aggiunge che la mutazione non è stata riscontrata in nessuna delle sequenze ottenute dagli altri casi studiati (oltre 70 pazienti con influenza H1N1v provenienti da diverse regioni italiane).

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento Martedì 22 Dicembre 2009 18:47
 

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Giovedì, 18. Marzo 2010

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