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I giornali di oggi, riprendendo un annuncio fatto in un convegno che si tiene a Torino, scrivono che abbiamo superato il picco influenzale e che ora la corsa del virus è destinata a rallentare. Il dato è stato diffuso nel convegno di Epiwork, un progetto di ricerca finanziato all’interno del Settimo programma quadro, che ha lo scopo di fare delle previsioni di carattere epidemiologico che poi serviranno alle agenzie sanitarie per la programmazione. Ma se la notizia è questa, purtroppo non abbiamo fonti dirette, è facile scommettere che la previsione sia sbagliata e che il picco influenzale verrà raggiunto nelle prossime settimane.
Perché una scommessa così rischiosa e così impegnativa? I motivi sono molti e possiamo provare a spiegarli. Se siamo già al picco allora significa che l’ampiezza di questa epidemia sarà inferiore alla peggiore influenza stagionale dell’ultimo decennio, quella del 2004-2005 (vedi sotto il primo grafico), cosa piuttosto strana anche se questo virus ci ha abituato alle sue bizzarrie. Per calcolare l’ampiezza dell’epidemia - o per meglio dire il numero totale delle persone destinate a contrarre l’influenza - si usano due indicatori: il primo è il tasso di riproduzione, R0, il quale esprime il numero di persone che una persona ammalata è destinata a contagiare. Quindi si tratta di un indicatore molto importante: un R0 basso rallenta l’espansione del virus nella popolazione, mentre un valore alto la accelera. In origine l’R0 di questa influenza pandemica è stato stimato intorno a 2,5 quindi abbiamo che fare con un virus particolarmente infettivo. Il secondo fattore che determina il tasso di crescita di un’epidemia è il «tempo di generazione», o TG, che rappresenta il tempo che intercorre tra l’inizio dell’infettività del «contagiatore» e quella del «contagiato». Semplificando molto possiamo dire che i due indicatori determinano il risultato finale di un’epidemia, ovvero il numero totale delle persone che sono\destinate a contrarre l’influenza. Nell’ultimo bollettino di Influnet si valuta una incidenza sulla popolazione generale di 12,27 casi per 1.000 assistiti. Significa che su 1.000 visite mediche 12,27 sono state diagnosticate come influenza. Ora la domanda vera è la seguente: quale sarà il valore massimo dell’incidenza, di quanto potrà salire ancora la curva?

Guardando il grafico qui sopra possiamo facilmente determinare qual è stato il valore massimo della peggiore stagione influenzale degli ultimi anni, quella del 2004-2005 rappresentata da una linea blu, dove il picco tocca il valore di 14,6. In origine i modelli sull’influenza pandemica stimavano che l’incidenza massima poteva arrivare sino a 30, ma ovviamente si tratta di un valore teorico perché con una pandemia in corso nessuno continua a vivere come se non ci fosse. Gli elementi che possono aver raffreddato questo valore sono sostanzialmente tre: la vaccinazione che abbassa il numero delle persone suscettibili e che in questo caso ha un peso ininfluente. Infatti il numero di immunizzati supera di poco le 160.000 persone. Il secondo elemento che potrebbe aver frenato la diffusione del virus potrebbe essere il ricorso agli antivirali (che riducono il TG) e anche qui si tratta di un peso più che trascurabile. L’elemento vero potrebbe essere un aumento della cosiddetta «distanza sociale» che durante un’epidemia spinge a comportamenti che «raffreddano» il numero dei contatti e in definitiva le occasioni di contrarre l’influenza. Insomma è una forma di precauzione che forse non vi spinge ad andare al cinema o a frequentare eccessivamente luoghi affollati. Esiste un modo per stimare questo aumento della distanza sociale e il riflesso che può aver avuto sull’incidenza? Ovviamente no, ma alcuni epidemiologi che abbiamo consultato ipotizzano, anche rispetto a passate esperienze, che il valore massimo dell’incidenza non potrà essere inferiore a 16. Guardando il grafico sopra significa che la curva in rosso è destinata ancora a salire di almeno tre punti prima di arrivare alla cima del picco ed iniziare la sua discesa.

La curva è probabile che inizi a frenare nella sua corsa verso l’alto quando avrà dato fondo alla sua principale riserva di soggetti suscettibili (linea verde nel grafico sopra), ovvero la classe di età fra 5 e 14 anni che è quella più colpita dall’influenza. Ovviamente questo non significa che l’epidemia è finita perché restano altre classi di età - vedi il tratto in celeste e in rosa - dove però il virus procederà più lentamente. Insomma il picco deve ancora arrivare e forse qualche indicazione in più su quando si presenterà la potremo avere con il prossimo bollettino di Influnet che verrà diffuso giovedì. Quello che resta ancora da chiarire è la forma che prenderà il picco: potrebbe essere una «V» rovesciata, come quello dell’influenza del 2004-2005, ma potrebbe avere una gobba molto più morbida (come nel 2007-2008, linea verde), quindi rimanere stabile per un po’ sul valore di incidenza massimo prima di iniziare a calare. Comunque per ora il picco non si vede.
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