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Vaccini
Scritto da Anna Meldolesi   
Lunedì 07 Dicembre 2009 13:04

Alfredo Guarino, della Federico II di Napoli, li ha definiti «somari che guardano solo la tv». Robert Gallo parla di «ignoranza». Ma tanti, troppi medici italiani, si sono rifiutati di vaccinarsi per l’influenza pandemica. L’ultimo bollettino ministeriale stima in 146.129 il numero di operatori sanitari e sociosanitari che hanno accettato di farlo, pari ad appena il 14% della categoria. Eppure in Italia non ne è nato alcun serio dibattito. In America invece si discute, si mettono in campo strategie, si arriva addirittura a licenziare. Partiamo dall’ultima notizia. Il Children’s Hospital di Philadelphia ha prima sospeso e poi licenziato alcuni impiegati che si erano rifiutati di vaccinarsi per l’influenza stagionale. Il comunicato ufficiale spiega che la policy anti-influenzale dell’ospedale «è più severa rispetto alla maggior parte degli ospedali della regione ed è giusto che sia così, visto che ci prendiamo cura dei bambini malati più gravemente. Molti dei bambini che abbiamo in cura non hanno mai avuto la possibilità di vaccinarsi per l’influenza stagionale perciò siamo noi che dobbiamo farlo per loro. Molti dei nostri pazienti o sono troppo piccoli o hanno un sistema immunitario troppo debole».  E’ degno di nota che due degli impiegati oggetto del provvedimenti avessero presentato una giustificazione religiosa («siamo Cristiani»), che però l’ospedale non ha accolto. Hanno fatto bene? Hanno fatto male? La salute pubblica viene prima dell’autonomia individuale?
Il punto di partenza non può che essere questo: un medico che non si vaccina è un pericolo per i propri pazienti. Consigliamo di leggere per intero questo articolo pubblicato su Vaccine anche se ci limitiamo a riferire solo uno degli studi citati. In Scozia hanno confrontato i tassi di mortalità in alcuni ospedali che offrivano la vaccinazione anti-influenzale al personale e quelli che non lo facevano. Nei primi, dove il tasso di vaccinazione era molto superiore ai secondi (51% vs 5%), è stata trovata una riduzione del 40% della mortalità tra i pazienti. Un medico che non si vaccina, dunque, viene meno al proprio dovere, soprattutto se è a contatto con pazienti particolarmente vulnerabili. A onor del vero anche in Italia ci sono medici che lo hanno detto chiaramente. Ad esempio Umberto Tirelli dell’Istituto Tumori di Aviano che ha ripetutamente esortato il personale dei reparti di oncologia a non mettere a rischio la vita dei pazienti immunodepressi. Bisogna ricordare anche che la Federazione italiana medici di medicina generale ha mandato agli iscritti una lettera dai toni duri. Il Presidente dell’ordine toscano Antonio Panti ha invocato un’ordinanza ministeriale che rendesse obbligatoria la vaccinazione dei medici, mentre Massimo Galli del Sacco di Milano ha scritto sul Corriere un pezzo intitolato «La brutta figura dei medici». Probabilmente dimentichiamo qualcuno, comunque il problema è che seppure Ferruccio Fazio ha fatto un richiamo alla categoria le istituzioni non hanno ingaggiato alcuna vera battaglia e ricordiamo di aver sentito lo stesso viceministro dire in tv «non mi straccio le vesti» per la scarsa adesione dei medici alla campagna vaccinale.
In sostanza l’Italia si è rassegnata. Ecco invece cosa succede dall’altra parte dell’oceano.  Lo Stato di New York  ha annunciato l’intenzione di rendere obbligatoria la vaccinazione del personale sanitario, sia per l’influenza stagionale che per quella pandemica e si è preparato a difendere la decisione in tribunale. Alla fine ha desistito, ma probabilmente più per la scarsità delle dosi causata dai ritardi di produzione che per le proteste dei medici e degli infermieri che sono scesi in piazza a difendere i loro «diritti». Considerato il silenzio dei bioeticisti italiani, risuonano ancora più fragorose le parole con cui Arthur Caplan ha commentato questa opposizione: «Scusate, che diritti sarebbero questi? Il diritto di infettare i vostri pazienti e ucciderli? Il diritto di mettere a dura prova il sistema sanitario se l’influenza suina dovesse colpire duro? Il diritto di ignorare tutte le evidenze di sicurezza ed efficacia dei vaccini, continuando ad alimentare una paura irrazionale dalla parte del pubblico a proposito del miglior sistema di proteggere dall’influenza i bambini, le donne incinte, gli anziani e le persone deboli?». Sempre in America le cliniche che richiedono la vaccinazione agli impiegati ottengono uno speciale riconoscimento e sono sempre più numerose (qualche esempio qui  e qui).
La contrapposizione fra autonomia individuale e salute pubblica, che è sempre stata alla base del movimento antivaccini, come racconta questo articolo del British Medical Journal, francamente non sta in piedi. Non regge dal punto di vista giuridico, come spiega il New England Journal of Medicine a partire dal caso Jacobson vs. Commonwealth of Massachusetts sulla vaccinazione per il vaiolo. E soprattutto cozza con il comune buonsenso. Ognuno ovviamente è libero di pensare ciò che vuole, anche che lavarsi le mani sia sbagliato, ma non si capisce perché i pazienti poi dovrebbero affidare proprio a costoro la propria salute.
E allora, che bisogna fare con questi medici e questi infermieri? Bisogna obbligarli? Secondo il giurista-bioeticista della Boston University Geroge Annas la costrizione sarebbe controproducente per almeno 4 ragioni.  La prima è simbolica: costringere i medici a diventare pazienti non consenzienti mina la natura consensuale della medicina. La seconda è pragmatica: è più probabile che si riesca a vaccinare un maggior numero di medici e infermieri con le buone (attraverso un programma ben organizzato) che con le cattive maniere (con un programma obbligatorio che infiammerebbe l’opposizione). Numero tre: se abbastanza medici e infermieri rifiutassero la vaccinazione, il programma sarebbe inapplicabile perché la priorità durante un’epidemia è tenere gli ospedali aperti. Numero quattro: vedere che il personale sanitario viene costretto confonderebbe ulteriormente il pubblico.
Seppure si rinuncia all’obbligatorietà, comunque, come minimo bisognerebbe interrogarsi su che accidenti di formazione stiamo dando agli studenti di medicina, in termini sia scientifici che deontologi e predisporre degli sforzi di persuasione assai più intensi di quelli che abbiamo visto in Italia. Nel frattempo, forse non sarebbe una brutta idea seguire l’esempio di quell’ospedale dell’Arkansas che ha deciso di offrire al suo personale un’alternativa secca: chi non si vaccina deve portare la mascherina a tempo pieno. Oltre a proteggere i pazienti la mascherina funzionerebbe anche come una specie di autodenuncia e pare che messi di fronte all’ aut aut quasi tutti abbiano optato per l’iniezione.    

Ultimo aggiornamento Martedì 08 Dicembre 2009 06:27
 

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Sabato, 31. Luglio 2010

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