| Il colpo di scena della coda epidemica |
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| Epidemiologia |
| Scritto da Gianfranco Bangone |
| Giovedì 03 Dicembre 2009 18:15 |
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I dati Influnet sono stati diffusi poco più di un’ora fa e la curva sull’andamento dei casi di influenza mostra una forte tendenza a scendere. E’ un comportamento abbastanza anomalo se lo si confronta con quello di altre epidemie stagionali. Se la tendenza rimanesse questa è probabile che il numero totale di casi possa superare di poco i 5,3 milioni di contagiati quando cesserà l’attività del virus in questa seconda ondata. Questa è la prima conclusione a cui si può arrivare, ma se si analizza in dettaglio la situazione in Gran Bretagna ci potremmo attendere qualche colpo di coda.
Il grafico qui sopra è abbastanza chiaro e consente di stimare che se la tendenza restasse questa i casi di influenza potrebbero scendere al di sotto della soglia epidemica nel giro di un paio di settimane, quindi immediatamente prima delle festività di fine anno. Questa brusca discesa è stata confermata anche in altri paesi, qui sotto si può vedere l’andamento delle manifestazioni simil-influenzali in Belgio che è abbastanza simile. Sulle anomalie del picco abbiamo riferito in un post pubblicato oggi ma il problema di cui vogliamo occuparci è relativo alla «coda» dell’influenza perché nel bollettino diffuso oggi dal Chief Medical Officer, sir Liam Donaldson, c’è un dato che spinge a riflettere. La Gran Bretagna si può considerare una sorta di apripista di questa pandemia, perché nei mesi estivi ha avuto un picco piuttosto elevato di ILI, soprattutto nelle classi di età inferiori, per cui c’era da aspettarsi che quello che si può considerare il primo serbatoio di soggetti suscettibili nella diffusione del virus fosse ampiamente immunizzato. Il grafico qui sopra dimostra che le ILI hanno avuto una forte impennata in Inghilterra e nel Galles con il raggiungimento di un primo picco influenzale intorno alla 29ma settimana, per poi scendere rapidamente. Nella ripresa autunnale dell’attività del virus il valore dei casi simil-influenzali ha superato la soglia nella 42 settimana (metà ottobre) per poi mantenersi stabile su un valore appena al di sopra. In Gran Bretagna H1N1v ha avuto nell'ultima settimana una circolazione piuttosto modesta, se la si paragona alla prima ondata estiva, ma il grafico sulla mortalità qui sotto mostra una strana tendenza. La tabella mostra i decessi fra la prima e la seconda ondata in Inghilterra: in quella estiva, durata sino al 30 settembre, le vittime sono state 77, mentre nella seconda - ovvero negli ultimi tre mesi - i decessi sono stati 101 (al 3 dicembre il numero totale delle vittime di influenza nell'intero Regno Unito è di 265). Le barre in blu indicano la percentuale di decessi nella prima ondata e quelle in violetto nella seconda. Verrebbe da dire che c’è un disaccoppiamento fra i casi di ILI e i decessi, infatti in un momento di attività così modesta del virus la mortalità è paradossalmente elevata. Sir Liam Donaldson ha illustrato questa particolarità in diverse interviste televisive invitando alla cautela, ma resta sempre il fatto che l’anomalia al momento non ha grandi spiegazioni. In Inghilterra e nel Galles durante il picco estivo le ILI su 100.000 abitanti hanno toccato il valore di 150, ma nelle ultime settimane sono appena al di sopra della soglia (più o meno intorno a 52) e hanno un andamento quasi piatto (in Inghilterra le ILI dell'ultima settimana sono circa 22.000). Nella seconda ondata tre classi di età su quattro hanno avuto un numero maggiore di decessi rispetto alla prima ed è perlomeno strano che il dato riguardi soprattutto le classi di età inferiore. Sempre in Inghilterra al 2 dicembre risultano ricoverati 747 pazienti di cui 161 in terapia intensiva. Fra il 1 e il 2 dicembre, quindi in sole 24 ore, i nuovi ricoveri sono stati 215. Questi dati sulla «coda epidemica» sono in totale controtendenza. Forse sono dovuti a condizioni specifiche non esportabili in altri paesi, ma comunque spingono a riflettere.
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| Ultimo aggiornamento Sabato 05 Dicembre 2009 06:14 |
Il sito Darwin Flu è realizzato da tre editor della rivista darwin: Anna Meldolesi, Gianfranco Bangone e Gilberto Corbellini a cui si aggiungeranno di volta in volta, su invito, dei guest editor che riferiranno di particolari aspetti disciplinari. Darwin Flu non intende limitarsi a riferire dei puri aspetti epidemiologici dell'influenza pandemica, ma di allargare l'orizzonte agli aspetti evoluzionistici del virus, con particolare interesse alle dinamiche del serbatoio animale, e alle policies dedicate al contenimento e alla mitigazione della pandemia nei vari paesi. Mail: darwinflu@gmail.com
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