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I vaccini dove li mettiamo? PDF Stampa E-mail
Epidemiologia
Scritto da Anna Meldolesi   
Domenica 10 Gennaio 2010 11:57

 

Questa ondata pandemica è passata e la campagna di vaccinazione non è decollata, ma i vaccini che abbiamo ordinato continuano ad arrivare. Che farne? La decisione del Ministero della salute di non muoversi per interrompere la fornitura, né per cercare di rivendere all’estero una parte delle eccedenze appare bizzarra ma potrebbe avere una spiegazione. Per quanto accese possano essere le attuali polemiche sullo spreco delle dosi che restano inutilizzate, il vero incubo politico è lo scenario opposto: quello di una nuova ondata influenzale che arrivi quando le scorte sono state svuotate.

Questa ipotesi che probabilmente turba i sonni di qualche funzionario, comunque, non è solo improbabile, è inverosimile. Se anche il virus dovesse riaffacciarsi alla fine di febbraio, come temono i Cdc, l'assuefazione al rischio-pandemia dell’opinione pubblica ormai è tale che ci vuole una fervida immaginazione per pensare che si scatenerà la corsa all’immunizzazione.

Per smuovere le acque ci vorrebbe qualche evento eclatante, che non ci auguriamo e non riteniamo probabile. In Romania, ad esempio, pare che la campagna vaccinale si sia intensificata dopo la morte di un noto attore televisivo. Ma anche mettendo in conto l’arrivo di qualche malaugurato evento che funzioni come stimolo a vaccinarsi, tenersi una scorta di 5-6 milioni di vaccini sarebbe una misura cautelativa più che sufficiente visto che tre mesi di campagna vaccinale, con 200 morti certificati in Italia tra cui almeno una decina di bambini, il rinvenimento dell’enigmatica mutazione D225G anche in Italia e i segnali di diffusione della resistenza al tamiflu non sono stati sufficienti a convincere neanche 1 milione di italiani. Anche se H1N1v dovesse incattivirsi un po’, non si trasformerà in ebola e l’epidemia non conquisterà il ritmo cattura-spettatori di quel thriller in cui Dustin Hoffman faceva il virus hunter, perciò continuare a ragionare i questi termini significa non aver compreso che oltre all’epidemiologia del virus qui c’è anche un’epidemiologia emozionale di cui tenere conto. 

Tutto lascia credere che il rischio-pandemia nei prossimi mesi continuerà ad essere sottostimato per ragioni che hanno a che fare con la psicologia oltre che con le caratteristiche moderatamente aggressive del virus. Quanto alla gestione politica dell’emergenza, che pure ha avuto un ruolo nel favorire l’assuefazione, difficilmente potrà essere ribaltata dopo tutto questo tempo perché bisognerebbe ammettere che i messaggi dati finora (da quello dello spot di Topo Gigio ai disinvolti confronti fra influenza stagionale e pandemica) erano sbagliati. Ampliare la campagna di vaccinazione anche a chi non presenta fattori di rischio a questo punto sarebbe positivo, anzi avremmo dovuto farlo già da tempo: visto che i primi della lista non si presentano, non si capisce perché si dovrebbe negare il diritto a uno shot a chi è sano e abbastanza informato da sapere che il virus è in grado di uccidere anche una minoranza di persone giovani e in buone condizioni di salute (in Italia finora sono una trentina quella certificate) e che vaccinarsi è comunque una buona idea visto che H1N1v continuerà a circolare per un bel po’ e magari potrebbe anche diventare resistente agli antivirali. I fan sani della vaccinazione sono quelli che si sarebbero volentieri comprati il vaccino anti-pandemico in farmacia, proprio come molti acquistano ogni anno il vaccino contro la stagionale che il sistema sanitario nazionale offre gratuitamente agli over-65. Quest’anno il vaccino per H1N1v non è stato distribuito nel circuito commerciale, probabilmente perché si credeva che la domanda avrebbe superato l’offerta e si è voluto mandare un messaggio “etico” che a quanto pare non è stato apprezzato. I sani desiderosi di vaccinarsi anche se il picco è già passato, comunque, a questo punto saranno un numero limitato, certo non tale da giustificare la conservazione di scorte da venti milioni di dosi.

Quanto alle donazioni, poco più di due milioni di dosi per i paesi in via di sviluppo sembrano un po’ pochine ed è difficile scrollarsi di dosso la sensazione che questo gesto arrivi un po’ troppo tardi per conservare tutta la sua nobile natura sul piano umanitario. Ma neppure i paesi in via di sviluppo sono immuni al fenomeno dell’assuefazione al rischio e pare che alcuni stiano rivalutando i propri desiderata
. Anche perché il vaccino, seppure donato, comporta dei costi di distribuzione e somministrazione che occorre valutare alla luce delle tante esigenze sanitarie locali e delle scarse risorse economiche disponibili. Almeno l’anno prossimo, speriamo che il Ministero torni alla politica classica fornendo anche il vaccino contro H1N1v gratuitamente ai gruppi a rischio e consentendo allo stesso tempo a chi vuole di comprarselo in farmacia.

 

Ultimo aggiornamento Domenica 10 Gennaio 2010 12:17
 

Commenti 

 
#2 Anna Meldolesi 2010-01-11 09:07
Condivido il timore che gli errori commessi in questa occasione possano favorire la diffusione di una generica diffidenza nei confronti dei vaccini e spero che si facciano altre ricerche su questo problema. Purtroppo non conosco il gruppo che ha svolto il sondaggio da lei citato e le agenzie non forniscono dettagli sufficienti a valutarne l'attendibilità.
 
 
#1 tetano 2010-01-10 18:58
Purtroppo la scelta politica e delle autorita' sanitarie di tenere un basso profilo e l' attenzione rivolta solo ad evitare il panico,oltre a rischiare di essere controproducent e nel caso di una pandemia più robusta ( come si è verificato nel 1918:
http://hygimia69.blogspot.com/2009/05/pandemics-avoiding-mistakes-of-1918.html)ha determinato un atteggiamento negativo nei confronti non solo di questo vaccino,ma anche dei vaccini in generale. Vedi l' ultimo sondaggio :
http://www.unita.it/notizie_flash/77328/influenza_a_italiano_su_piu_igienistano_a_vaccinoansa
 

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