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I pellegrini dell'Hajj PDF Stampa E-mail
Epidemiologia
Scritto da Anna Meldolesi   
Sabato 14 Novembre 2009 07:20

«Possa Allah proteggerci da questa epidemia e mantenerci in buona salute sotto gli auspici del governo del Custode delle due Sacre Moschee». Con queste parole il ministro della salute dell’Arabia saudita, Abdullah bin Abdul Aziz Al-Rabeeah, accoglie i pellegrini nella speciale sezione web dedicata alla pandemia. Il pellegrinaggio di massa dell’Hajj del 2009, infatti, rappresenta un’enorme sfida per la sanità pubblica del paese arabo e forse di tutto il mondo. Nella seconda metà di novembre, proprio quando molti paesi prevedono che l’influenza pandemica raggiungerà il picco, nella città della Mecca si riverseranno quasi 3 milioni di pellegrini provenienti da oltre 160 stati. La densità umana, la natura dei rituali e la vicinanza durante le preghiere potrebbero mettere il turbo al contagio in Arabia Saudita, con possibili ripercussioni anche nei paesi di residenza dei pellegrini man mano che questi faranno ritorno. Si prevede che i musulmani europei che prenderanno parte all’Hajj quest’anno siano oltre 45.000.

Il governo saudita ha iniziato a prepararsi a questa difficilissima prova in estate, avviando un processo di consultazione con l’Organizzazione mondiale della sanità, che è sfociato nelle raccomandazioni di Jeddah. Ma come nota il policy forum pubblicato su Science è difficile prevedere quanto ascolto troveranno queste indicazioni. A cominciare dalla prima: «Se siete a rischio per la trasmissione e le complicanze dell’influenza (donne in gravidanza, malati cronici, persone sotto i 12 anni o sopra i 65), rinunciate all’Hajj di quest’anno». Si stima che gli ultrasessantacinquenni rappresentino solo il 25% dei pellegrini e, considerata la mortalità relativamente bassa dell’influenza pandemica, sembra improbabile che i giovani adulti rinuncino al viaggio spirituale che ogni buon musulmano è chiamato a fare almeno una volta nella vita. Per il momento l’unico paese a vietare il pellegrinaggio del 2009 è stato la Tunisia, ma altri potrebbero seguire l’esempio se il contagio in Arabia Saudita si allargasse. L’ultimo aggiornamento parla di 70 decessi su 7.000 casi ufficiali in tutto il paese. Le comunità e i paesi musulmani per ora stanno andando in ordine sparso. Gli Emirati Arabi Uniti hanno deciso la vaccinazione obbligatoria dei pellegrini e anche la Cina ha optato per l’immunizzazione di tutti i 12.700 musulmani in partenza per la Mecca. Altri paesi hanno dato alla categoria accesso privilegiato alla vaccinazione, come l’Iraq (che farà accompagnare i suoi pellegrini da 330 medici) e la Siria (che ha anche deciso di vietare il viaggio a minorenni e anziani). Ma la penuria dei vaccini a livello internazionale e lo scarso successo che negli anni passati ha avuto la vaccinazione dei pellegrini contro l’influenza stagionale inducono a non riporre troppe speranze nel fattore immunizzazione (nell’Hajj del 2003 solo il 4,3% degli over 65 e il 5,9% degli operatori sanitari si era vaccinato contro la stagionale). L’Egitto ha deciso di negare il visto alle due fasce d’età più vulnerabili, l’Oman ha invitato le categorie a rischio a procrastinare l’Hajj, l’Indonesia ha sconsigliato il viaggio solo agli over 65, l’Iran ha sospeso tutti i voli verso l’Arabia Saudita come misura precauzionale durante il pellegrinaggio minore (Umra). Altri paesi, come Giordania e Libano, non hanno preso precauzioni, mentre la Libia, che sceglie i pellegrini con una lotteria, sta cercando di limitare i viaggi, consentendo ai prescelti di rimandare all’anno prossimo e raddoppiando il costo dei pedaggi. Quanto all’Arabia Saudita, il paese ha già avviato la sua campagna vaccinale: i primi a immunizzarsi sono stato il ministro della salute, che è anche un chirurgo, e sua figlia Hana di 8 anni. Quindi si è passati ai pellegrini sauditi, agli operatori sanitari e ai funzionari coinvolti nell’Hajj soprattutto alla Mecca e Medina. Secondo il ministero durante il pellegrinaggio saranno attivati circa 20.000 operatori sanitari e si prevede la distribuzione di migliaia di pacchi contenenti mascherina, gel igienizzante, fazzoletti e guida spirituale. Ma non è detto che tutti i pellegrini apprezzeranno queste misure non farmacologiche: qualcuno potrebbe considerare i prodotti contenenti alcol vietati dalla religione, lo stesso potrebbe valere per le mascherine dal momento che durante l’Hajj agli uomini non è concesso portare indumenti cuciti e le donne devono mostrare il viso. I malati saranno trasportati in speciali pullman e isolati in campi ad hoc. Gli specialisti dei Centers for Disease Control and Prevention americani sono già nella città natale di Maometto per valutare le scorte di antivirali predisposte dal governo. Intanto negli aeroporti sono entrati in funzione gli screening termici per individuare i passeggeri con la febbre e metterli in isolamento Finora, sul mezzo milione di persone già arrivate, pare che l’influenza sia stata diagnosticata solo a 9 e che si siano resi necessari solo due ricoveri.

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento Domenica 15 Novembre 2009 08:18
 

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