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I misteri dell'epidemia in Ucraina PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianfranco Bangone   
Giovedì 19 Novembre 2009 14:03

L’epidemia influenzale in Ucraina ha tenuto molti con il fiato sospeso soprattutto per l’elevatissimo numero di casi di polmonite atipica, per qualcuno segno evidente di un’aumentata virulenza del virus in seguito a una mutazione. Gli ultimi dati diffusi dal Ministero della salute riferiscono di oltre 1,5 milioni di ammalati, con 85.904 ricoveri ospedalieri e circa 344 decessi. Vale ricordare che secondo i dati californiani la mortalità fra gli ospedalizzati è di circa l’11%. Comunque anche assumendo che i dati del Ministero della salute di Kiev siano reali ci troviamo di fronte a un bilancio abbastanza impressionante per il rapporto fra le ILI  (i casi con sintomi simil-influenzali) e i ricoverati. Ellen Barry,  inviata del New York Times nell’epicentro dell’epidemia a Lviv, ha descritto un paese nel caos e un sistema sanitario che non era in grado di tener fronte alla situazione. Riportando  la testimonianza di un medico scrive che i polmoni di alcuni pazienti «erano talmente infiammati da farli assomigliare al loro fegato». Certo, le condizioni del sistema sanitario di un paese povero possono spiegare molte cose, ma un così gran numero di polmoniti emorragiche spingevano comunque al sospetto. Come accade sempre in paesi poveri prendere contromisure per un’emergenza sanitaria comporta sborsare dei soldi e nell’ex granaio dell’Unione Sovietica non c’erano. Guarda caso alla fine di ottobre il primo ministro Yulia Tymoshenko è andata in televisione a dire che non le sembrava così necessaria una campagna di immunizzazione e che come ogni buon ucraino avrebbe curato l’influenza con l’aglio (che ha proprietà antivirali) e il limone. Cinque giorni dopo cedeva sotto le insistenze del Who il quale avvertiva che nel paese c’era qualche focolaio di H5N1 (l’aviaria) oltre a un’estesa circolazione di H1N1v. Ma è stato soprattutto il messaggio televisivo del presidente Viktor Yushchenko a rimettere in campo la carta del vaccino, forse quando ormai era troppo tardi. Nel frattempo esperti del Who e dei CDC di Atlanta erano stati chiamati dal governo a condurre delle indagini e quindi hanno prelevato tamponi naso-faringei e fatto biopsie ai polmoni delle vittime. Questo materiale è stato inviato al centro londinese di referenza del Who, Mill Ill, da cui ci si attendevano informazioni. I giorni sono passati e dell’analisi delle sequenze del virus ucraino continuava a non trapelare alcuna informazione. E’ stato questo a spingere il virologo  americano Henry Niman, fondatore di Recombinomics,  a sostenere che in Ucraina ci fosse stata qualche mutazione importante.  A dire il vero le mutazioni nei virus influenzali sono un fatto abbondantemente scontato, basta vedere come si sono differenziati in vari paesi, ma Niman puntava il dito sul polimorfismo D225G della emoagglutinina di cui ci sono state diverse segnalazioni in Cina e in Brasile. I risultati delle analisi del centro di Mill Ill sono stati diffusi due giorni fa ma una rapida consultazione con alcuni specialisti che hanno studiato i dati conferma che il polimorfismo presente nelle dieci sequenze ucraine non sembra aver conferito al virus una maggiore virulenza. E allora come spiegarsi l’atipico numero di polmoniti emorragiche? La risposta più convincente al momento sembrerebbe puntare sulla coabitazione di H1N1v con una estesa diffusione di pneumococco, forse con qualche ceppo resistente agli antibiotici. Ne sapremo di più nei prossimi giorni ma se la spiegazione fosse questa allora il vero responsabile del funesto bilancio di vittime sarebbero le pessime condizioni ambientali, la mancanza di igiene e soprattutto una bassa vigilanza sul pneumococco, il vero killer delle polmoniti. Pubblicheremo un post più tecnico nei prossimi giorni.

Ultimo aggiornamento Giovedì 19 Novembre 2009 15:26
 

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