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Gli Usa pubblicano nuove stime (al rialzo) PDF Stampa E-mail
Epidemiologia
Scritto da Gianfranco Bangone   
Sabato 14 Novembre 2009 20:00

I CDC di Atlanta hanno convocato una conferenza stampa giovedì pomeriggio per fare il punto sull’epidemia da H1N1v negli Stati Uniti. Il primo dato che salta all’occhio è che tutti i dati diffusi sinora erano ampiamente sottostimati, ad esempio i decessi pediatrici che venivano stimati in 234 nel FluView del 7 novembre sono diventati 540 e bisogna precisare che le nuove stime dell’Agenzia di Atlanta si riferiscono ai soli sei mesi che intercorrono dall’inizio di aprile al 17 ottobre (tutti i dati da quel momento in poi vanno ricalcolati). Se vogliamo fare il confronto con le precedenti epidemie stagionali i decessi pediatrici oscillavano fra 40 e 88 casi l’anno, come dire che con la pandemia sono cresciuti di almeno sette volte.  La coorte più colpita sarebbe quella fra 18 e 64 anni, con 2.900 decessi, mentre in quella oltre 65 se ne contano 440. I CDC continueranno a pubblicare le loro statistiche sull’influenza una volta a settimana, con le segnalazioni che arrivano dai centri sentinella, ma ogni quattro settimane diffonderanno una stima più precisa ricalibrando i dati. Quindi il primo aggiornamento con il nuovo sistema di rilevazione è previsto per la fine di novembre.
A cosa dobbiamo questo profondo ripensamento? La risposta viene da un gruppo di epidemiologi dell’agenzia statunitense e dell’Harvard School of Public Health che hanno in corso di pubblicazione un lavoro  - sul numero di dicembre di Emerging Infectious Disease - in cui riesaminano i dati dell’epidemia tra aprile e giugno di quest’anno. Insomma la prima ondata di H1N1v nel continente americano. Da molti anni i dati sull’influenza vengono raccolti da 122 centri sentinella e poi inviati al Dipartimento di epidemiologia del CDC dove vengono ricalibrati con un modello. In linea di massima possiamo dire che si tratta di una rilevazione campionaria, visto che i medici sentinella coprono una piccola percentuale della popolazione nazionale (all’incirca tra il 10 e il 20%) ma che viene considerata «rappresentativa» del fenomeno su scala generale. Gli specialisti dei CDC hanno poi altri sistemi di rilevazione sul campo: ad esempio un censimento di sorveglianza in 10 stati. In altri casi si tratta di indagini epidemiologiche che utilizzano delle interviste telefoniche (con il programma BRFSS, Behavioral Risk Factor Surveillance Survey). A questi censimenti si sono aggiunti recentemente altre due indagini hotspot effettuate nel campus dell’Università del Delaware e nella popolazione di Chicago. Si tratta di campioni con numeri piuttosto ridotti ma indagati in grande profondità con interviste dirette. Da questa casistica si è potuto appurare che per ogni caso di influenza confermato da un tampone ce ne sono altri 78, che non hanno effettuato analisi, e che per ogni ricovero ce ne sono altri 2,7 che per varie ragioni non vengono registrati. Questo ha consentito anche di stimare il tasso di ricoveri, lo 0,45% dei sintomatici, e la mortalità associata a questi ricoveri che è intorno al 6%.  Questi dati sono serviti a ricalibrare il modello per arrivare a delle stime più realistiche tenendo anche conto di specifiche survey  pubblicate recentemente in letteratura (ad esempio su MMWR,  PLoS Current Influenza  e  Clinical Infectious Diseases).

Ultimo aggiornamento Domenica 15 Novembre 2009 13:12
 

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