| Gli interrogativi dell'epidemia americana |
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| Epidemiologia |
| Scritto da Gianfranco Bangone |
| Venerdì 05 Febbraio 2010 08:12 |
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Negli Stati Uniti c’è una recrudescenza della mortalità dovuta a polmonite e influenza nonostante l’attività del virus H1N1v sia abbondantemente al di sotto della soglia epidemica. Per alcuni versi questo fenomeno sembra presentarsi anche in Italia: le ILI - ovvero le manifestazioni simil-influenzali - sono in aumento dalla fine di dicembre e il numero dei ricoveri per sindromi respiratorie acute non accenna a diminuire. Tutto questo è dovuto alla circolazione di virus parainfluenzali?
Il grafico qui sopra ha un aspetto inquietante: negli Stati Uniti la mortalità per polmonite e influenza ha superato il valore del picco epidemico della settimana 43. Le due «creste» della mortalità hanno infatti un primo apice proprio nella settimana 43 - quando il numero delle manifestazioni simil-influenzali tocca il massimo - ma la stranezza è che la mortalità nell’ultima settimana di gennaio ha il valore più elevato per questa stagione epidemica e per le cinque precedenti, con l’eccezione di quella del 2008. I CDC di Atlanta non sono in grado di spiegare questa vistosa anomalia e per precauzione spingono a vaccinarsi tutti coloro che non l’hanno ancora fatto. Ci può essere una specificità del caso americano, ma considerando che hanno toccato il picco epidemico con circa tre settimane di anticipo rispetto a noi può essere una indicazione da non sottovalutare. Sul fronte italiano qualcosa si muove nella stessa direzione, anche se con valori molto più modesti. La tabella qui sopra è una evidente dimostrazione che le manifestazioni simil-influenzali (le ILI) crescono costantemente dall’ultima settimana di dicembre, per quanto siano molto al di sotto della soglia epidemica (siamo più o meno allo stesso valore raggiunto a metà dicembre). Il grafico con le curve epidemiche delle stagioni dal 2004 ad oggi è un po’ meno vistoso rispetto ai dati grezzi della tabella, ma comunque indica che dalla settimana 52 le ILI non scendono (come ci si dovrebbe attendere osservando le curve delle precedenti stagioni influenzali). In concreto l’epidemia non si «spegne», come dovrebbe, arrivando a toccare la base del grafico. E’ pur vero che siamo nel bel mezzo del periodo in cui generalmente diversi virus che colpiscono le vie respiratorie sono in attività, ma tutto questo non spiega la stranezza. E’ probabile che il valore delle ILI lo si possa addebitare alla circolazione di virus parainfluenzali: hanno trovato campo libero per la ridottissima attività di H1N1v e favorevoli condizioni ambientali per l’ondata di freddo che ha colpito l’Europa. Resta il fatto che questo andamento non si presenta né in Francia né in Belgio e tanto meno in Gran Bretagna. C’è da sospettare che nei prossimi anni l’analisi di tutte le cause di mortalità relative a questo periodo potrà provocare qualche forte mal di testa agli statistici che se ne dovranno occupare. L’elaborazione di questi dati a posteriori dovrebbe consentire di fare raffronti fra questa influenza pandemica e le stagionali degli anni precedenti, visto che ora disponiamo di dati molto parziali. Il grafico qui sopra è una prima anticipazione e mostra i decessi in Inghilterra e Galles per tutte le cause. La cresta che si nota più o meno in corrispondenza della prima settimana di gennaio è obiettivamente anomala. E’ abbastanza difficile che sia dovuta all’influenza (è troppo vistosa) ma sembra difficile da spiegare anche facendo altre ipotesi: ad esempio quella di una «ritardata» trascrizione dei dati per le festività natalizie. Potrebbe esser dovuta al violento impatto di condizioni climatiche molto rigide che hanno colpito tutto il continente. Tutto questo porterebbe a non escludere che negli Usa gli elevati valori di mortalità di cui parlavamo prima - e dovuti a polmonite - siano in parte dovuti anche alle rigide condizioni climatiche. Resta il fatto che il quadro in cui valutare il comportamento di H1N1v è molto complesso: in quasi tutti i paesi ha avuto una forte circolazione in condizioni «anomale» di temperatura (almeno a ragionare sulle medie stagionali) ed è entrato in una fase di attività minima proprio nel momento in cui si presentava la prima vera ondata di freddo. Molti specialisti hanno sottolineato il fatto - ad esempio nella trasmissione di Radio Radicale a cui ha partecipato anche chi scrive - che non si sarebbero mai aspettati una curva di discesa dell’epidemia così rapida. E’ pur vero che H1N1v è in una fase di adattamento, ma le stranezze non mancano. |
| Ultimo aggiornamento Venerdì 05 Febbraio 2010 08:22 |
Il sito Darwin Flu è realizzato da tre editor della rivista darwin: Anna Meldolesi, Gianfranco Bangone e Gilberto Corbellini a cui si aggiungeranno di volta in volta, su invito, dei guest editor che riferiranno di particolari aspetti disciplinari. Darwin Flu non intende limitarsi a riferire dei puri aspetti epidemiologici dell'influenza pandemica, ma di allargare l'orizzonte agli aspetti evoluzionistici del virus, con particolare interesse alle dinamiche del serbatoio animale, e alle policies dedicate al contenimento e alla mitigazione della pandemia nei vari paesi. Mail: darwinflu@gmail.com
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Commenti
Quello che si può notare è che nelle prime settimane del 2010 c'è un aumento della mortalità negli over 65 rispetto alle ultime settimane del 2009, ma non sembra tale da giustificare un così vistoso eccesso di morti. Nel 2008 ci furono più morti in età >65, ,mentre le morti per P&I furono ca 200 in meno.Questo sta a significare che altre fasce potrebbero essere coinvolte, in particolare quella 45-64 che è l' unica, rispetto a quelle sottostanti, a non avere un trend discendente nel corso delle varie annualità. La fascia 45-64 ha avuto per tutta la durata del 2009 un andamento sostenuto in confronto a tutte le altre fasce.