| E' morto per il virus, anzi no |
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| Scritto da Anna Meldolesi |
| Giovedì 03 Dicembre 2009 11:44 |
| L’influenza ha ucciso un bambino di due anni. Anzi no: il piccolo Cosimo è morto per cause diverse e forse non aveva neppure l’influenza. Il caso del bambino di San Pancrazio Salentino, in provincia di Brindisi, è esploso e si è smontato nel giro di ventiquattro ore. Ma la corsa a scagionare il virus pandemico è prematura e le argomentazioni avanzate per giustificarla discutibili. Probabilmente il giallo verrà chiarito dall’Istituto superiore di sanità, che ha già ricevuto i campioni. Ma sin da ora è il caso di interrogarsi sul modo con cui in Italia stiamo contando i decessi. Cosimo era arrivato all’Ospedale Vito Fazzi di Lecce in condizioni ormai disperate, con febbre altissima e convulsioni, e se n’è andato nel giro di due giorni. I mezzi di informazione hanno smesso da tempo di riferire i singoli decessi, che nel frattempo sono arrivati a 107, ma per il piccolo Cosimo è stata fatta un’eccezione. Il caso è finito in prima pagina sul Corriere ed è rimbalzato nei telegiornali, perché è sembrato che rappresentasse il volto più cattivo di questa pandemia, che pur nella generale mitezza può rivelarsi improvvisamente spietata con pochi sfortunati, anche giovani e sani. La storia è apparsa semplice, almeno all’inizio: Cosimo era un bambino «normale», ha contratto l’influenza, ha sviluppato un’encefalite ed è morto. Il tampone naso-faringeo ha confermato la presenza del virus H1N1v (la lettera v indica la variante pandemica per distinguerla dall’omonimo virus stagionale). Poi però, quando sono andati a cercare il virus nel suo liquido cerebrospinale, non è saltato fuori e per questo è scattata la retromarcia. E’ degno di nota, comunque, che i medici salentini che hanno seguito il caso non si siano limitati a sostenere che forse oltre all’influenza il bambino potrebbe aver contratto anche un altro patogeno, che il suo caso ha ancora delle zone d’ombra da chiarire. Secondo alcune agenzie avrebbero sostenuto che «la presenza di tracce del virus H1N1, riscontrata nel tampone faringeo praticato al piccolo di due anni morto ieri nell'ospedale di Lecce, per il momento sta a indicare solo che il bimbo ha avuto un contatto con quel virus, ma non dimostra di per sé che avesse sviluppato l'influenza A, che invece è accompagnata da un quadro clinico compatibile con la malattia». Molti giornali hanno sintetizzato brutalmente: il bambino non è morto per il virus. Ovviamente per capire l’origine dell’encefalite bisognerà attendere i risultati di analisi più approfondite in corso all’Iss, sempre che riescano a trovare questo o un altro virus nel liquor. Ma sin da ora possiamo affermare che non è vero che l’encefalite non sia clinicamente compatibile con questa influenza, tant’è vero che in America sono già stati descritti dei casi. Probabilmente il balletto su questo triste caso è in qualche misura sintomatico di un problema più generale: l’Italia sta contando i decessi in modo piuttosto «conservativo» rispetto a quanto fanno altrove. Negli Usa, ad esempio, nessuno dubiterebbe che il piccolo Cosimo vada incluso tra le vittime della pandemia, se è risultato positivo al virus H1N1v ed è morto. Anzi, in America lo includerebbero nella lista anche se il test confermasse una generica positività all’influenza A senza che sia possibile tipizzare il virus: dal momento che la stagionale per ora non circola, una diagnosi di influenza A è quasi certamente una diagnosi di H1N1v. Noi no, come dimostra il caso della donna veneta di 84 anni deceduta l’8 ottobre all’Ospedale di Conegliano: il tampone è risultato positivo all’influenza A ma non è stato possibile stabilire il sottotipo e siccome la donna aveva anche una patologia pregressa il caso è stato depennato. In quel caso come in questo, viene alla luce anche un altro vizio nazionale, quello di conferire lo status di «vere vittime» solo alle persone che prima di contrarre l’influenza godevano di ottima salute. La dimostrazione più eclatante l’abbiamo avuta con la quarantaseienne di Messina, la seconda vittima italiana che essendo precedentemente sana è stata descritta come la prima vera vittima della nuova influenza». Mentre a Napoli era già deceduto un uomo di 51, retrocesso al ruolo di «vittima indiretta». Eppure secondo l’Istat il 38% degli italiani è afflitto da qualche problema cronico e la percentuale sale man mano che cresce l’età. Per non parlare del fatto che se applicassimo una logica del genere all’influenza stagionale, ben poche delle sue vittime supererebbe l’esame. Quasi nessuno infatti muore per una influenza pura e dura, semmai per una malattia pregressa che l’influenza ha aggravato, oppure per una malattia nuova che ha contratto perché l’influenza lo ha indebolito, o per una concomitanza di vari fattori tra cui l’influenza. |
| Ultimo aggiornamento Giovedì 03 Dicembre 2009 12:09 |
Il sito Darwin Flu è realizzato da tre editor della rivista darwin: Anna Meldolesi, Gianfranco Bangone e Gilberto Corbellini a cui si aggiungeranno di volta in volta, su invito, dei guest editor che riferiranno di particolari aspetti disciplinari. Darwin Flu non intende limitarsi a riferire dei puri aspetti epidemiologici dell'influenza pandemica, ma di allargare l'orizzonte agli aspetti evoluzionistici del virus, con particolare interesse alle dinamiche del serbatoio animale, e alle policies dedicate al contenimento e alla mitigazione della pandemia nei vari paesi. Mail: darwinflu@gmail.com
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Salvo Fedele, pediatra