| Cosa significa la mutazione italiana |
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| Scritto da Gianfranco Bangone |
| Lunedì 30 Novembre 2009 14:38 |
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La mutazione del virus H1N1v che da più di una settimana anima il tam-tam in rete è arrivata anche da noi. La notizia giunge in ritardo, almeno a giudicare dalle indiscrezioni che circolavano da diversi giorni. La mutazione sarebbe stata identificata in un paziente italiano, sottoposto a ossigenazione extracorporea (ECMO), dopo aver effettuato analisi in un centinaio di ceppi virali ottenuti da altrettanti pazienti.
Il caso positivo alla mutazione D225G è certamente quello di un giovane di Parma trasferito alla fine di agosto al Policlinico San Gerardo di Monza e dimesso ai primi di ottobre. Si tratta del primo caso grave di polmonite che si è verificato nel nostro paese. La lista dei paesi dove è stata trovata la mutazione è quindi destinata a crescere, basterà fare indagini approfondite, più o meno come hanno già fatto in Norvegia e in Francia. La caratteristica peculiare dei casi dove si è presentata la mutazione D225G (la definiamo così, visto che ora quasi tutti la citano con questa numerazione piuttosto che con l’originale D222G) è che si tratta di casi piuttosto precoci di influenza: ad esempio le sequenze brasiliane definite «San Paolo» vengono depositate il 15 settembre, ma si tratta di pazienti deceduti durante la prima ondata influenzale in Sud America. Sarà così anche per le sequenze cinesi provenienti da Zhejiang, così come per quelle messicane e russe. Le sequenze norvegesi che mostrano sempre la stessa mutazione vengono da prelievi effettuati in due pazienti deceduti tra luglio e agosto. Questo primo dato ci aiuta a capire che la mutazione compare molto presto, quasi in contemporanea con l’esordio di H1N1v, ma al tempo stesso è anche un’indicazione che è difficile scovarla. Un aspetto tecnico che annoierà qualche lettore, è come si fa sorveglianza durante una pandemia. All’inizio si prelevano molti campioni e si fanno indagini approfondite perché è necessario raccogliere più informazioni possibili sul virus in circolazione, ma quando il numero dei casi di influenza cresce vertiginosamente ci si limita a fare quelle indagini che sono in grado di stabilire a quale sottotipo appartiene il virus che ha provocato la malattia. La tecnica che viene utilizzata di routine negli ospedali - per confermare un caso di influenza - è di amplificare con la catena a reazione della polimerasi (PCR) un particolare tratto genetico del virus che corrisponde alla proteina di matrice M, mentre la mutazione si presenta nell’emoagglutinina, che è una proteina di superficie. Tutto questo per dire che nelle analisi di routine non si va a caccia della D225G, indagine che peraltro si può fare in pochi laboratori. Per fare genomica sul virus - e descrivere le mutazioni - è infatti necessario coltivarlo e le normative ministeriali chiedono particolari criteri di sicurezza (noti con la classificazione biolevel 3, o livello 3 di biosicurezza) che pochi laboratori sono in grado di rispettare. Ovviamente tutto questo non significa che i dati diffusi sulla frequenza della mutazione non siano rappresentativi, ma che per avere un quadro completo bisognerà attendere. Non a caso ad accendere le luci della ribalta sulla mutazione D225G è stata l’epidemia in Ucraina, dove già dalla fine di ottobre si registra un numero preoccupante di decessi a seguito di polmoniti particolarmente severe e difficili da trattare. Alcuni isolati ucraini vengono inviati al centro di referenza del Who di Londra e di lì a poco si saprà che in quattro di questi pazienti - tutti deceduti - c’è presenza della mutazione. L’annuncio mette in allarme i centri di referenza di diversi paesi e infatti da lì a poco arrivano ulteriori conferme (Norvegia, Francia, Italia, Hong Kong e Cina). Con i dati che abbiamo a disposizione quello che si può dire è che la mutazione ha una presenza sporadica, anche perché sembra che la D225G riduca l’infettività del virus e quindi la sua circolazione. Vaccinarsi è comunque l’unica forma di prevenzione efficace, anche perché la presenza dell’adiuvante allerta il sistema immunitario anche nei confronti di varianti “leggere” del virus non previste al momento della sua produzione. Ma per il medio periodo gli scenari sono ancora oscuri: in un isolato ucraino, ad esempio, la mutazione sul codone 225 dell’emoaglutinina sembrerebbe aver conferito al virus la caratteristica low reactor. In altri termini significa che la risposta anticorpale prodotta dal vaccino per H1N1v non avrebbe la stessa efficienza che dimostra nel contrastare la versione wild del virus (ovvero la versione che circola oggi più frequentemente). Tutto questo non diminuisce l’urgenza dell’immunizzazione, anzi probabilmente l’aumenta perché il vaccino che abbiamo a disposizione darebbe in ogni caso una copertura parziale nei confronti di questa mutazione, ma sicuramente maggiore rispetto ai non immunizzati. E’ probabile che in qualche laboratorio di eccellenza siano già in corso esperimenti su modello animale per analizzare in profondità il comportamento di questa variante del virus. In genere si immunizzano dei furetti che poi vengono infettati con il virus mutato, in modo da capire come si comporta e in che percentuale viene neutralizzato negli animali vaccinati. *In questo sito preferiamo utilizzare la classificazione H1N1v per citare il virus pandemico attualmente in circolazione e per distinguerlo dalla versione «stagionale» di H1N1. La classificazione più corretta per citare il virus pandemico è comunque A/H1N1/2009.
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| Ultimo aggiornamento Lunedì 30 Novembre 2009 14:44 |
Il sito Darwin Flu è realizzato da tre editor della rivista darwin: Anna Meldolesi, Gianfranco Bangone e Gilberto Corbellini a cui si aggiungeranno di volta in volta, su invito, dei guest editor che riferiranno di particolari aspetti disciplinari. Darwin Flu non intende limitarsi a riferire dei puri aspetti epidemiologici dell'influenza pandemica, ma di allargare l'orizzonte agli aspetti evoluzionistici del virus, con particolare interesse alle dinamiche del serbatoio animale, e alle policies dedicate al contenimento e alla mitigazione della pandemia nei vari paesi. Mail: darwinflu@gmail.com
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Commenti
ho trovato l'articolo chiaro ed esplicativo, pur nella specificità della descrizione. Spero che anche per i non competenti, cioè per i comuni cittadini con il desiderio di informarsi, risulti altrettanto chiaro.
Distinti saluti
A. Pizzagalli