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A Hong Kong il fuoco cova sotto la cenere PDF Stampa E-mail
Epidemiologia
Scritto da Gianfranco Bangone   
Sabato 16 Gennaio 2010 12:04

Gli specialisti che si occupano di virus influenzali considerano Hong Kong un avamposto strategico. E’ da lì che arrivano le prime segnalazioni del sottotipo che sei mesi dopo arriverà in Europa, ma l’ex protettorato britannico è anche un osservatorio privilegiato per tenere sotto controllo quel gigantesco reattore biologico rappresentato dalle confinanti provincie cinesi, dove i virus dell’influenza compiono i loro esperimenti di carattere evoluzionistico. Non è a caso che due delle tre pandemie dello scorso secolo partano proprio da lì: H2N2 nel 1957 e H3N2 nel 1968, per non parlare di H5N1 e della Sars. L’aspetto di cui vogliamo occuparci è capire cosa accade «ora» ad Hong Kong e se tutto questo può darci qualche indizio per prevedere le prossime mosse di H1N1v.

 Per il traffico aereo internazionale Hong Kong è uno degli hub più importanti del pianeta perché smista buona parte del traffico verso l’estremo Oriente e verso l’Australia (non a caso gli abitanti della terra dei canguri usano il termine Australasia per allargare l’orizzonte del continente in cui vivono). Questo per dire che Hong Kong «riceve» casi di influenza da altri continenti, ma altrettanto spesso li «esporta». La riapertura delle scuole dopo il ponte natalizio viene considerata dagli epidemiologi la vera prova del nove per stabilire se questa ondata epidemica si è spenta o se invece dobbiamo aspettarci una sua ripresa. A preoccuparsene sono non solo le agenzie occidentali, visto che ieri la l’Australian Medical Association ha diramato una nota in cui paventa a breve una seconda ondata epidemica. In questo paese il picco epidemico si è presentato a metà luglio (l’Australia ha le stagioni invertire rispetto a noi) e quindi si può dire che ora H1N1v è in mezzo al guado, visto che dovrebbe tornare in attività verso la fine di maggio. Hong Kong ha una stagionalità un po’ più complessa che vale la pena di illustrare (vedi il grafico sotto).



Nel 2008 c’è stato un picco abbastanza pronunciato verso metà marzo, poi una circolazione un po’ sporadica sino al periodo estivo, il sottotipo prevalente era H1N1 stagionale anche se nella fase estiva era in coabitazione con H3N2. Nei primi mesi del 2009 abbiamo un’epidemia quasi «classica» di H1N1 stagionale e alla fine di maggio compare l’H1N1v pandemico, per quanto nei mesi estivi ci sia stata una ridotta circolazione di H3N2 ben presto soppiantato dal nuovo venuto. Il primo dato vistoso della nuova influenza dovuta a H1N1v è l’elevata infettività se si confronta il numero delle ILI (o manifestazioni simil-influenzali) che ha generato rispetto ai precedenti sottotipi stagionali in circolazione. Il picco pandemico si è verificato nella terza settimana di settembre ma immediatamente dopo la curva epidemica si spegne, c’è una leggerissima ripresa ai primi dicembre anche se i valori delle manifestazioni simil-influenzali sono molto modesti. Insomma la curva dell’epidemia è arrivata al «piede» alla fine di ottobre, ma il virus continua a circolare.




Per valutare gli effetti di questa tardiva circolazione abbiamo due strade: l’andamento della mortalità e quello dei ricoveri. Il grafico sopra è relativo a questi ultimi: abbiamo valori elevati di ricoveri in prossimità del picco ma il dato da notare è relativo al numero di «quanti» soggetti risultano ricoverati nelle varie settimane. E qui c’è una spiacevole sorpresa: nelle settimane in prossimità del picco il numero delle dimissioni è piuttosto elevato rispetto a quelli che risultano ancora ricoverati, ma poi il numero di coloro che restano in ospedale tende a stabilizzarsi su un valore tutt’altro che banale. Se agli inizi di ottobre gli «attualmente» ricoverati sono poco più di 200 a settimana, tra dicembre 2009 e gennaio 2010 sono circa 100, mentre le dimissioni si riducono più o meno nello stesso modo.





Se poi consideriamo il numero dei decessi possiamo chiarire meglio questo fenomeno legandolo alle ILI che nel grafico sopra sono rappresentate dalla linea continua arancione (numero di ILI su 1.000 visite presso i medici di base della rete sentinella). Anche qui non c’è sincronia fra ILI e decessi. Questi dati dicono che H1N1v ha ancora oggi una circolazione non particolarmente intensa ma comunque continua, un po’ come se il fuoco covasse sotto la cenere. Va detto che Hong Kong ha condizioni particolarissime soprattutto per l’elevata densità di popolazione che è fra le più alte al mondo (oltre 4.000 abitanti per Km2). Quindi basta una scintilla nel pagliaio per innescare un incendio. Ma i dati che abbiamo riferito forse possono servire per stabilire un punto fermo: per quanto H1Nv abbia una debole circolazione ad Hong Kong è  comunque sufficiente per alimentare nuovi ricoveri e produrre altri decessi. E’ pur vero che questa situazione non è esportabile automaticamente in altri contesti, ma il virus pandemico dimostra di essere piuttosto coriaceo e sembra destinato a circolare ancora a lungo. Se questa fosse un’indicazione - e al momento non abbiamo elementi per stabilirlo - forse non vale più di tanto interrogarsi sulla possibilità di una seconda o una terza ondata (dipende dal paese che si prende a riferimento) per una semplice ragione: le condizioni ambientali per la diffusione dell’influenza in Europa si presentano generalmente in questo periodo, quindi il virus può circolare tranquillamente ancora per i prossimi mesi anche se con un’attività ridotta. A volte si ha la sensazione che le agenzie infettive parlino della possibilità di un’altra ondata perché è un termine facilmente assimilabile nel grande pubblico, ma non è detto che ci credano più di tanto. Ognuno di noi quando pensa all’influenza tende fatalmente a riferirsi a quella stagionale: da un punto di vista epidemiologico ha un comportamento più coerente e sicuramente più facile da prevedere. Nel caso della pandemica le previsioni non sono servite a molto e H1N1v ha dimostrato una certa riottosità a farsi incasellare nei comportamenti «tipici» degli stagionali. Gli strani fenomeni che si presentano nella «coda» di questa epidemia, ad esempio, non sono stati previsti da nessuno. Nel frattempo la cosiddetta «suina», un termine che non ci è mai piaciuto perché tutte le influenze hanno ascendenze suine o aviarie, è stata messa in soffitta dalla stampa generalista. Forse perché è troppo complicata e imprevedibile. Ma quanto accade a Hong Kong e in Australia va osservato con attenzione, perché è probabile che da lì conosceremo i prossimi sviluppi che ci riserva questo bizzarro virus pandemico.

 

Ultimo aggiornamento Sabato 16 Gennaio 2010 13:17
 

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